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Milan, Gila: “Molto contento di essere in una squadra così. Allegri? Mi voleva, su Amorim…”

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Nel pomeriggio di ieri Mario Gila ha incontrato i tifosi del Milan al Flagship Store di Milano. Lo spagnolo ha rilasciato le sue prime impressioni sull’ambiente rossonero.

Pomeriggio tra i tifosi per Mario Gila, che come da tradizione ha fatto visita al Flagship Store di via Dante, nel centro di Milano. Il difensore spagnolo, arrivato dalla Lazio per 29 milioni di euro e legato ai rossoneri con un contratto quinquennale, ha risposto alle domande dei giornalisti presenti all’evento. Di seguito le sue parole.

Gila parla di Amorim, dei compagni e degli obiettivi con il Milan

Come sta andando il tuo inserimento a Milano?

“Bene, bene. Sono molto contento. Ho anticipato un po’ le mie impressioni su cos’è il Milan (nell’intervista di benvenuto, ndr). Da quando sono arrivato, dico calcisticamente, mi trovo molto bene. I ragazzi sono un gruppo molto bello, sembra una famiglia… Anche lo staff, i magazzinieri, lo staff medico. I miei compagni sono molto bravi, sono molto contento di essere in una squadra così. In città mi trovo bene. È vero che non l’ho vissuta tantissimo finora, sono a Milanello. Però nei pochi giorni che ho avuto liberi sono stato molto bene e tranquillo. Ora ho praticamente trovato casa. Ho voglia di viverla e sentirla un po’ mia”.

Cosa ti ha stupito in questi primi giorni del Milan e di Amorim?

“Mi è piaciuta della società soprattutto la grandezza che fa vedere, un club grandissimo. I servizi che ha Milanello sono pazzeschi, tutti sono molto disponibili e sono molto contento. Poi parlando del discorso calcistico sono felice che Ruben Amorim faccia un gioco molto moderno. Si lavora molto con la palla e anche sul discorso fisico, tanto. Però è uno stile di gioco che mi piace, penso che posso fare molto bene anche se non l’ho praticato molto in questi anni nella Lazio. Però penso che mi può far migliorare tantissimo come giocatore”.

 Ci racconti la scelta Milan? Chi ti ha convinto?

“Con Amorim abbiamo parlato un po’ della maniera di vivere il calcio, in cosa siamo d’accordo. Abbiamo parlato molto del suo stile di gioco, di cose che magari io ho fatto nei diversi stili di gioco con i diversi allenatori che ho avuto. Abbiamo confrontato un po’ le idee, abbiamo parlato di una maniera di pensare calcio uguale. La pensiamo molto simile. Sono molto contento, ho condiviso il mio modo di pensare con l’allenatore e lui mi ha spiegato anche come la vede.

Mi è piaciuto molto. È stato in parte lui a spingermi per scegliere questa piazza. Devo dire che magari non era il punto più alto del Milan (si riferisce al momento post campionato, ndr), però mi piace perché andare in squadre che stanno vincendo non è chissà quanto soddisfacente. Arrivare in una piazza dove la gente vuole farla crescere… A me piacciono queste sfide, penso che sia ancora molto più bello. È stato per questo motivo, anche”.

In ritiro ci sono tanti giovani.

“Si vedono ragazzi con tantissimo potenziale. È vero che sono giovani, però hanno la testa pronta per fare il salto di qualità. Si vede quanto lavorano per una piazza importante come il Milan, dove la responsabilità ce l’hanno. Penso che possano fare il salto di qualità quest’anno e aiutarci”.

Ti ha già provato in più ruoli della difesa…

“Mi ha provato sia da centrale che da braccetto. Entrambe le posizioni mi piacciono, sono molto diverse. Il centrale è una posizione più di posizionamento e gestione palla, con un’uscita del pallone che aiuta la squadra e coprire gli spazi quando i braccetti vanno su. È una fase che mi piace, faccio vedere una potenzialità mia che è la velocità. Da braccetto vado molto più in avanti, mi piace essere arrogante, aggressivo in quel senso. Dipende dalla partita.

Ci sono partite in cui magari devi controllare di più il gioco e mi piace, ci sono partite in cui posso avanzare di più. Quando mi allenava Tudor ho giocato addirittura braccetto sinistro che mi piace anche. Sono stili diversi, mi piacciono entrambi e sono pronto a tutti e due”.

Ti volevano Allegri e Tare qui al Milan, poi ora Allegri è al Napoli. Ci racconti qualche retroscena?

“È vero che Allegri mi voleva, è una stronzata negarlo. Igli anche. Le cose sono andate così, Allegri e Igli sono andati via… È arrivata la chiamata di Ruben e vedere questa voglia di avermi in squadra al Milan… Penso non ci sia prezzo. Penso che è una squadra molto grande, con tantissima storia, e me l’ha dimostrato in questi primi giorni che ho vissuto qua. Mi è bastato poco per decidermi sinceramente. Mi è piaciuto molto come sono stato accolto, sono contento di essere qua perché penso che posso fare cose importanti. Penso di aver fatto la scelta giusta”.

Che impressione ti ha fatto Cardinale?

“Non ho parlato con lui prima di firmare, ci ho parlato dopo. È stato molto veloce il fatto di sapere che erano molto interessati. La mia scelta non è stata chissà quanto lunga. Non ha avuto manco il tempo di chiamarmi perché io avevo molto chiaro il fatto di venire qua. Quando era tutto fatto mi ha scritto che era molto contento di vedermi e che fossi qua, e che mi aspettava a braccia aperte”.

C’è un compagno con cui hai già legato in questi giorni?

“Una personalità che mi è piaciuta molto, che mi ha fatto entrare subito dentro la squadra è stato Gabbia. È un leader importantissimo dentro la squadra. Poi ci sono un paio di ragazzini, Camarda e Bartesaghi. Ho legato molto con loro, sto quasi sempre con loro, mi ha fatto molto piacere che mi abbiano accolto molto velocemente in squadra”.

I tuoi pregi li conosciamo molto bene. C’è un difetto su cui devi lavorare per trovare la Nazionale?

“Non ho problemi a rispondere. Considero che sono un giocatore che quando sta in un momento molto positivo della partita guadagno molta fiducia e magari mi piaccio troppo volendo fare troppo. È un fattore che cambia con la maturità, il saper gestire questi momenti in cui ti senti molto bravo. Per un giocatore determina molto la fiducia che ha in testa e psicologicamente, quindi devo gestire quando faccio le cose molto bene ed essere più tranquillo. Gestire meglio questa fiducia. È un fattore su cui devo lavorare e sono cosciente che migliorerò. Spero”.

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Conte guarda al Milan o alla Juventus? Rifiutata l’offerta dell’Al Ahli

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Milan

Antonio Conte continua a essere uno dei nomi più osservati quando si parla di grandi panchine ancora disponibili.

Il tecnico salentino, dopo la conclusione della sua esperienza al Napoli, ha scelto di prendersi una pausa e di attendere l’occasione giusta prima di tornare al lavoro.

La sua presenza a San Siro in occasione di Milan-Benfica ha inevitabilmente riacceso le indiscrezioni sul suo futuro. Quando un allenatore del suo profilo è libero, infatti, il suo nome viene rapidamente accostato alle squadre che attraversano momenti complicati.

Il rifiuto dell’offerta dall’Arabia Saudita

Tra le proposte ricevute da Conte ci sarebbe stata anche quella dell’Al Ahli, proveniente dalla Saudi Pro League. Secondo quanto riferito da Fabrizio Romano, l’offerta avrebbe avuto un valore economico particolarmente elevato.

Nonostante le condizioni finanziarie molto vantaggiose, Conte avrebbe deciso di non accettare. La scelta sarebbe stata legata soprattutto alla volontà di rimanere vicino al calcio europeo e di non allontanarsi dal contesto nel quale ha costruito gran parte della propria carriera.

Un progetto europeo al centro dei suoi piani

La stessa logica avrebbe caratterizzato anche i contatti e le indiscrezioni riguardanti altre possibili destinazioni. Il tecnico non sarebbe interessato semplicemente a una panchina prestigiosa, ma a un progetto nel quale esistano ambizioni sportive concrete, possibilità di crescita e una struttura in grado di competere ai massimi livelli.

Per questo motivo, il prossimo incarico dovrà avere caratteristiche precise. Conte sembra orientato ad aspettare senza fretta, privilegiando la qualità del progetto rispetto alla necessità di tornare immediatamente in panchina.

Juventus e Milan osservano la situazione

Tra le società inevitabilmente coinvolte nelle indiscrezioni c’è la Juventus, club con cui Conte ha un legame particolare e nel quale ha già ottenuto risultati importanti. Un eventuale ritorno a Torino rappresenterebbe quindi uno scenario da monitorare nel caso in cui si liberasse la panchina.

Anche il Milan resta inevitabilmente associato al discorso, soprattutto alla luce delle dinamiche che possono svilupparsi nel corso della stagione. La presenza di Conte a San Siro ha alimentato ulteriormente le voci, anche se non rappresenta di per sé un’indicazione concreta sul suo futuro.

Manchester United tra le possibili destinazioni

Un altro scenario riguarda la Premier League e, in particolare, il Manchester United. Le indiscrezioni sulla posizione di Ruben Amorim e le difficoltà attraversate dalla squadra hanno fatto circolare anche il nome dell’allenatore italiano.

La situazione resta però legata all’evoluzione delle singole panchine e alle decisioni delle rispettive società. Conte, dal canto suo, sembra aver già fissato una priorità: attendere un progetto europeo ambizioso e strutturato, senza lasciarsi convincere esclusivamente da un’offerta economica.

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Intervista a Cristian Brocchi, Milan: “Moreira può diventare titolare inamovibile”

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Archiviata la sconfitta contro il Benfica in Europa League, il Milan deve preparare la sfida di campionato contro il Lecce: una partita casalinga che può permettere alla squadra di Amorim di rifarsi dopo il 2-2 contro la Lazio. Ad analizzare il pareggio contro i capitolini ci ha pensato Cristian Brocchi, doppio ex della partita: ecco le sue parole in esclusiva ai microfoni di Calciostyle.

Da ex centrocampista e incursore, come valuti l’impatto e il senso della posizione di Moreira? Può diventare il vero trascinatore di questo Milan?

“Moreira è stato pagato tanto, è stato preso con l’obiettivo di mettere velocità, imprevedibilità e anche gol o assist da quel lato lì, dove il Milan ha faticato a trovare un giocatore. Lui sicuramente può prendere questa posizione e farla sua, diventando un titolare inamovibile di questa squadra”.

Poi continua:

“Al contrario di Gonçalo Ramos, che ancora non è riuscito a esprimersi ai massimi livelli, anche se i due gol che ha fatto l’altro giorno ovviamente lo mettono sugli scudi, ma ogni partita poi farà storia a sé. Io sono convinto che sia lui che Gonçalo Ramos saranno due titolari del Milan e saranno anche fondamentali per lo sviluppo del gioco.”

Moreira e Ramos - Brocchi Intervista
DIEGO MOREIRA E GONCALO RAMOS ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Un tempo a testa e un 2-2 spettacolare. Cristian, come si spiega questa doppia faccia della partita? È una questione di gambe, di cambi azzeccati o puramente di testa?

“Per me non c’è stata una doppia faccia della Lazio nella partita con il Milan. Ha giocato un primo tempo bellissimo, perfetto sotto ogni punto di vista, mettendo in grandissima difficoltà il Milan. Poi, nel secondo tempo, con dei cambi giusti, i rossoneri sono usciti fuori e sono riusciti a prendere campo e a mettere in difficoltà una squadra che, comunque, ha tenuto bene il campo ed è stata punita da due gol bellissimi di un giocatore pagato 60 milioni”.

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Jashari: “Dobbiamo credere in questo progetto. Dobbiamo fare meglio”

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La sconfitta contro il Benfica ha lasciato il Milan con diversi interrogativi, soprattutto per quanto riguarda la qualità del gioco e l’atteggiamento mostrato in alcuni momenti della partita. Al termine della gara, Ardon Jashari ha analizzato con grande franchezza la prestazione della squadra, assumendosi anche parte delle responsabilità.

Il centrocampista svizzero, intervenuto ai microfoni di Sky Sport, ha sottolineato la necessità di aumentare il livello di attenzione e di trasformare in partita quanto viene preparato durante gli allenamenti.

“Penso che ci sia mancato qualcosa sia con la palla che senza palla. C’è mancato qualcosa e quando non sei al 100% non segni, ma concedi. Non abbiamo creato opportunità per come ci alleniamo. Dobbiamo fare di più e per le prossime partite penso sia possibile fare meglio”.

La fiducia nel progetto non è in discussione

Jashari ha poi affrontato direttamente il tema del progetto tecnico, invitando il gruppo a mantenere fiducia nel percorso intrapreso ma anche a correggere immediatamente gli errori commessi.

“Dobbiamo credere in questo progetto. Così non è sufficiente. Dobbiamo essere aggressivi. Se siamo svegli, se lo spirito c’è fin dai primi secondi… Se invece facciamo merdate e regaliamo le cose all’avversario non dipende dal progetto. Dobbiamo fare meglio”.

Parole nette, che evidenziano come secondo il giocatore il risultato negativo non possa essere attribuito esclusivamente alle scelte tattiche o al nuovo percorso intrapreso dalla squadra.

Tutti devono assumersi le proprie responsabilità

Lo svizzero ha quindi richiamato l’intero gruppo a una maggiore responsabilità individuale e collettiva. Per Jashari, in una squadra di alto livello ogni calciatore deve essere pronto a riconoscere i propri errori, indipendentemente dal risultato finale.

“Noi siamo giocatori di un grande club, dobbiamo assumerci le responsabilità tutti insieme e tutti a livello individuale per come giochiamo. Se vinciamo o perdiamo bisogna prenderne atto. L’ho detto nelle mie ultime interviste: è importante che crediamo in questo progetto. Anche oggi abbiamo visto cose positive, ma dobbiamo migliorare molto. Non è possibile concedere questi gol e non dobbiamo essere così prevedibili, poi diventa facile per gli avversari”.

Il problema della profondità

Tra gli aspetti da migliorare c’è anche la capacità del Milan di cercare con maggiore continuità la profondità. Jashari ha spiegato che una delle sue caratteristiche è proprio quella di provare a servire i compagni alle spalle della difesa, ma ha riconosciuto che non sempre le condizioni della partita consentono di farlo.

“Tutti quelli che mi conoscono sanno che a me piace giocare la palla dietro i difensori. In alcune partite non è possibile, per questo dico che dobbiamo creare meglio. Non vale solo per me, vale per tutti, non solo i centrocampisti. Bisogna avere molte opzioni per creare e al momento non è la nostra qualità migliore. Per me è importante poter giocare la palla in profondità. Ci è mancata la capacità di giocare dietro le linee avversarie”.

L’analisi sul primo gol del Benfica

Infine, Jashari ha commentato anche l’azione che ha portato alla prima rete degli avversari, riconoscendo di poter fare qualcosa in più nella marcatura.

“Ora vedo le immagini… È mia responsabilità essere più vicino a Lukebakio, ma dobbiamo migliorare anche come squadra. È stata un’azione che parte da una nostra palla persa in avanti. Sono corso indietro, Lukebakio non doveva tagliare così facilmente. Dovevo essere più vicino al mio compagno e chiudere meglio”.

L’analisi del centrocampista svizzero lascia quindi spazio a pochi alibi: il Milan dovrà lavorare sui dettagli, aumentare l’intensità e trovare maggiore imprevedibilità nella costruzione offensiva.

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