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Jashari: “Dobbiamo credere in questo progetto. Dobbiamo fare meglio”
La sconfitta contro il Benfica ha lasciato il Milan con diversi interrogativi, soprattutto per quanto riguarda la qualità del gioco e l’atteggiamento mostrato in alcuni momenti della partita. Al termine della gara, Ardon Jashari ha analizzato con grande franchezza la prestazione della squadra, assumendosi anche parte delle responsabilità.
Il centrocampista svizzero, intervenuto ai microfoni di Sky Sport, ha sottolineato la necessità di aumentare il livello di attenzione e di trasformare in partita quanto viene preparato durante gli allenamenti.
“Penso che ci sia mancato qualcosa sia con la palla che senza palla. C’è mancato qualcosa e quando non sei al 100% non segni, ma concedi. Non abbiamo creato opportunità per come ci alleniamo. Dobbiamo fare di più e per le prossime partite penso sia possibile fare meglio”.
La fiducia nel progetto non è in discussione
Jashari ha poi affrontato direttamente il tema del progetto tecnico, invitando il gruppo a mantenere fiducia nel percorso intrapreso ma anche a correggere immediatamente gli errori commessi.
“Dobbiamo credere in questo progetto. Così non è sufficiente. Dobbiamo essere aggressivi. Se siamo svegli, se lo spirito c’è fin dai primi secondi… Se invece facciamo merdate e regaliamo le cose all’avversario non dipende dal progetto. Dobbiamo fare meglio”.
Parole nette, che evidenziano come secondo il giocatore il risultato negativo non possa essere attribuito esclusivamente alle scelte tattiche o al nuovo percorso intrapreso dalla squadra.
Tutti devono assumersi le proprie responsabilità
Lo svizzero ha quindi richiamato l’intero gruppo a una maggiore responsabilità individuale e collettiva. Per Jashari, in una squadra di alto livello ogni calciatore deve essere pronto a riconoscere i propri errori, indipendentemente dal risultato finale.
“Noi siamo giocatori di un grande club, dobbiamo assumerci le responsabilità tutti insieme e tutti a livello individuale per come giochiamo. Se vinciamo o perdiamo bisogna prenderne atto. L’ho detto nelle mie ultime interviste: è importante che crediamo in questo progetto. Anche oggi abbiamo visto cose positive, ma dobbiamo migliorare molto. Non è possibile concedere questi gol e non dobbiamo essere così prevedibili, poi diventa facile per gli avversari”.
Il problema della profondità
Tra gli aspetti da migliorare c’è anche la capacità del Milan di cercare con maggiore continuità la profondità. Jashari ha spiegato che una delle sue caratteristiche è proprio quella di provare a servire i compagni alle spalle della difesa, ma ha riconosciuto che non sempre le condizioni della partita consentono di farlo.
“Tutti quelli che mi conoscono sanno che a me piace giocare la palla dietro i difensori. In alcune partite non è possibile, per questo dico che dobbiamo creare meglio. Non vale solo per me, vale per tutti, non solo i centrocampisti. Bisogna avere molte opzioni per creare e al momento non è la nostra qualità migliore. Per me è importante poter giocare la palla in profondità. Ci è mancata la capacità di giocare dietro le linee avversarie”.
L’analisi sul primo gol del Benfica
Infine, Jashari ha commentato anche l’azione che ha portato alla prima rete degli avversari, riconoscendo di poter fare qualcosa in più nella marcatura.
“Ora vedo le immagini… È mia responsabilità essere più vicino a Lukebakio, ma dobbiamo migliorare anche come squadra. È stata un’azione che parte da una nostra palla persa in avanti. Sono corso indietro, Lukebakio non doveva tagliare così facilmente. Dovevo essere più vicino al mio compagno e chiudere meglio”.
L’analisi del centrocampista svizzero lascia quindi spazio a pochi alibi: il Milan dovrà lavorare sui dettagli, aumentare l’intensità e trovare maggiore imprevedibilità nella costruzione offensiva.
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Amorim dopo il ko con il Benfica: “Dobbiamo trovare delle soluzioni, ma anche vincere”
Il debutto europeo del Milan di Ruben Amorim si chiude con una sconfitta contro il Benfica.
Un risultato che porta con sé diversi spunti di riflessione per l’allenatore portoghese, chiamato a costruire una squadra ancora alla ricerca dei giusti equilibri e dei necessari automatismi.
Al termine della gara, il tecnico rossonero ha analizzato ai microfoni di Sky Sport le difficoltà incontrate dalla squadra, soffermandosi soprattutto sulla gestione del possesso, sulla fase difensiva e sulla poca incisività negli ultimi metri.
Possesso palla senza abbastanza pericolosità
Amorim ha spiegato che il problema non riguarda soltanto la fase difensiva, ma anche il modo in cui il Milan gestisce il pallone:
“Questa conversazione riguarda le mie idee: a volte creiamo più problemi a noi stessi quando abbiamo la palla piuttosto che quando ce l’ha avversaria. Stiamo cercando di creare automatismi, ma non creiamo. Teniamo la palla ma ci manca creatività vicino l’area di rigore. Quando abbiamo subito il goal nel primo tempo abbiamo perso totalmente quello che dovevamo fare: volevamo fare tutto velocemente, ma senza qualità. Perdiamo la palla in certi momenti che sono davvero pericolosi”.
Un’analisi che evidenzia una difficoltà nel trasformare il controllo del gioco in occasioni concrete. Per il tecnico, inoltre, la squadra deve riuscire a mantenere maggiore lucidità soprattutto nei momenti delicati della partita.
La fase difensiva resta da migliorare
Tra gli aspetti sui quali lavorare c’è anche l’organizzazione senza palla. Amorim non ha nascosto le lacune mostrate dalla squadra:
“Non so se è mentale. È la seconda partita di fila che nel primo tempo non siamo in partita. Non possiamo concedere goal in quei pochi momenti in cui dobbiamo difendere l’area. Già abbiamo difficoltà a fare goal, se li subiamo diventiamo nervosi e diventa tutto più difficile”.
Il tecnico ha poi approfondito il problema relativo alle distanze tra i reparti:
“Tutto è collegato. Non siamo molto organizzati. Nel primo goal quando il giocatore conduce palla noi siamo già troppo bassi. Quando perdiamo palla siamo tutti troppo vicini e bassi. Dobbiamo migliorare la difesa, dobbiamo segnare per primi e portare la partita su un piano diverso: non creiamo tante opportunità”.
Mancano gli attacchi alla profondità
Un altro tema affrontato dall’allenatore riguarda i movimenti offensivi. Secondo Amorim, il Milan deve attaccare maggiormente lo spazio alle spalle della linea difensiva avversaria:
“È vero, specialmente nel primo tempo nessuno attaccava lo spazio dietro la difesa. I trequartisti non hanno spazio perché non attacchiamo lo spazio dietro la difesa. Poi le partite vanno guardate nel complesso. Noi dobbiamo correre dietro i difensori, ne abbiamo parlato nell’intervallo, ma nel secondo tempo abbiamo sofferto comunque con loro che ci aspettavano al limite dell’area”.
Le scelte di formazione e la gestione dei giocatori
Amorim ha anche spiegato perché non abbia riproposto dall’inizio la formazione vista nella seconda parte della precedente gara contro la Lazio. Il tecnico ha chiamato in causa le condizioni e il minutaggio di alcuni elementi:
“Semplice. Perché Rabiot ha fatto i primi 90 minuti e non sapevamo se fosse in grado di giocare a lungo in questa partita. Per Pulisic è lo stesso. Ha fatto 45 minuti a Roma. Conoscete la storia di Pulisic, dobbiamo essere consapevoli. Moreira ha avuto un problema personale e per due giorni non si è allenato con la squadra. Non è una questione che riguarda un paio di giocatori, dobbiamo migliorare come squadra. Andiamo tante volte vicino l’area ma nessuno attacca l’area, anche quando c’è Chukwueze che crossa. Prima del secondo gol abbiamo avuto l’occasione con De Winter che era libero. Dobbiamo essere una squadra migliore”.
Amorim: “Sono pronto ad adattarmi”
Nonostante le difficoltà emerse, l’allenatore non sembra intenzionato a rinunciare alle proprie idee. Al contrario, Amorim ha ribadito la disponibilità a modificare alcune soluzioni per trovare il giusto equilibrio:
“Ma io cambio di continuo. Abbiamo due mesi di lavoro, troveremo sicuramente delle soluzioni per adattarci. Dobbiamo creare un modo di fare ma dobbiamo anche vincere delle partite. Sono pronto ad adattarmi”.
In conferenza stampa, infine, il tecnico ha parlato anche della pressione legata ai risultati e della necessità di reagire immediatamente:
“Cosa mi preoccupa di più? Sulla partita non vale la pena parlarne. Forse se avessi vinto risponderei, ma ora non ho la testa per farlo, in questo momento mi è indifferente. Ovviamente sono sempre preoccupato: anche solo per una partita non vinta, o vinta giocando male, io sono sempre preoccupato. Ora ciò che dobbiamo fare è capire che questo è il calcio, che siamo all’inizio di un percorso e che dobbiamo lavorare per vincere le partite. Conosciamo già la pressione che c’è in questi club, quindi per me non è nulla di nuovo, credo sia normale. Ora, ovviamente, dobbiamo fare meglio e dobbiamo vincere già la prossima gara”.
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Milan-Benfica 0-2, debutto amaro in Europa League: Lukebakio e Kaminski condannano Amorim
Debutto europeo da dimenticare per il Milan di Ruben Amorim.
A San Siro, nella prima giornata della fase campionato di Europa League, i rossoneri incassano una sconfitta per 2-0 contro il Benfica e iniziano così il percorso continentale con zero punti.
Dopo il pareggio ottenuto in rimonta contro la Lazio, il Milan non riesce a confermare i segnali positivi mostrati in campionato. La squadra appare troppo passiva soprattutto nel primo tempo, lasciando spesso l’iniziativa agli avversari e faticando a costruire occasioni realmente pericolose.
Il Benfica prende progressivamente il controllo della gara e trova il vantaggio al 16’. Lukebakio sfrutta una marcatura non efficace di Bartesaghi, si crea lo spazio necessario e supera Maignan con una conclusione mancina precisa, indirizzata nell’angolino.
Pulisic e Rabiot provano a cambiare la partita
Nella ripresa Amorim prova a modificare l’inerzia dell’incontro attraverso alcune sostituzioni. Gli ingressi di Pulisic e Rabiot garantiscono maggiore vivacità alla manovra del Milan, che prova ad alzare il ritmo e a cercare con maggiore insistenza la porta difesa da Trubin.
Quando i rossoneri sembrano però attraversare il loro momento migliore, arriva la doccia fredda. Una disattenzione della retroguardia permette al Benfica di trovare il secondo gol al 53’: Kaminski firma il raddoppio e rende ancora più complicata la rimonta della squadra di Amorim.
Il Milan prova a reagire fino al termine, ma non riesce a riaprire la partita. Il Benfica gestisce il vantaggio e porta a casa una vittoria storica: si tratta infatti del primo successo ottenuto dal club portoghese a San Siro.
Per il Milan, invece, il cammino in Europa League comincia con una battuta d’arresto che evidenzia diversi aspetti da correggere, soprattutto nella capacità di approcciare le partite e nella gestione delle situazioni difensive.
Il tabellino
MILAN-BENFICA 0-2
MARCATORI: 16′ Lukebakio (B), 53′ Kaminski (B)
MILAN (3-4-2-1): Maignan; Terracciano (46′ Gila), De Winter, Pavlovic; Chukwueze, Musah, Jashari (73′ Rabiot); Bartesaghi (57′ Saelemaekers); Hutchinson (46′ Pulisic), Cisse (57′ Moreira); Goncalo Ramos. All. Amorim
BENFICA (4-2-3-1): Trubin; Banjaqui, Circati, Araujo, El Karouani (88′ Dahl); Aursnes (70′ Barreiro), Joao Palhinha; Kaminski (80′ Schjelderup), Sudakov (70′ Prestianni), Lukebakio; Duran (80′ Pavlidis). All. Silva
ARBITRO: Gillett
AMMONITI: Pavlovic (M), El Karouani (B), Duran (B), Banjaqui (B), Barreiro (B), Pavlidis (B)
ESPULSI: –
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Gonçalo Ramos: “Io e Amorim abbiamo un modo simile di intendere il calcio”
Gonçalo Ramos si è raccontato ai microfoni del sito ufficiale della UEFA, soffermandosi su alcuni dei protagonisti più importanti della sua esperienza calcistica.
L’attaccante del Milan ha parlato del rapporto con Ruben Amorim, tecnico con il quale condivide origini e una particolare visione del calcio, ma anche dei suoi riferimenti personali e dell’impatto avuto da Luka Modric.
Il centravanti portoghese ha spiegato innanzitutto come sia stato il primo approccio con Amorim, sottolineando l’importanza della comunicazione e delle affinità esistenti tra i due.
Ramos e il rapporto con Amorim
Per Ramos, la presenza di un allenatore portoghese rappresenta un elemento che facilita il dialogo quotidiano e la comprensione delle indicazioni tattiche. L’attaccante ha descritto così il suo rapporto con il tecnico:
“È stato molto positivo e, in un certo senso, anche semplice perché abbiamo un modo simile di intendere il calcio. Il fatto di parlare entrambi portoghese ci aiuta a capirci meglio e a trasmettere più facilmente i messaggi alla squadra. Credo che questo possa essere un aspetto importante nel corso della stagione”.
Un’intesa che, secondo il giocatore, può rivelarsi preziosa nel corso di una stagione lunga e ricca di impegni.
Ibrahimovic, un modello per l’attaccante
Nel corso dell’intervista, Ramos ha poi raccontato quali siano stati gli attaccanti capaci di ispirarlo maggiormente durante la sua crescita. Tra i tanti campioni osservati nel corso degli anni, il nome più importante per il portoghese è quello di Zlatan Ibrahimović, ex grande protagonista anche con la maglia del Milan.
“Conosco tutti quei grandi attaccanti, ma quello che ho seguito maggiormente durante la sua carriera e che considero una delle mie più grandi fonti d’ispirazione è Zlatan Ibrahimović. Mi è sempre piaciuto e ho cercato di riprodurre alcuni dei suoi gesti in campo. È un modello per me e il fatto che abbia giocato nel Milan lo rende ancora più speciale”.
L’esperienza al fianco di Modric
Ramos ha dedicato parole particolarmente significative anche a Luka Modric. Il centrocampista croato, grazie alla sua esperienza e alle qualità tecniche, rappresenta una presenza importante nello spogliatoio rossonero. L’attaccante ha ammesso che lavorare quotidianamente con lui gli ha permesso di apprezzarne ancora di più il valore.
“È difficile descriverlo a parole: è un giocatore davvero speciale. Dopo essermi allenato e aver giocato con lui, ho raccontato a tutti che è ancora più speciale di quanto pensassi. La sua qualità è incredibile e tutta la sua carriera dimostra quanto significhi per il calcio. È un onore averlo in squadra e nello spogliatoio: impariamo da lui ogni giorno e possiamo goderci tutto ciò che porta al gruppo”.
Le parole di Ramos restituiscono così il quadro di uno spogliatoio nel quale esperienza e talento possono convivere. Da una parte l’intesa con Amorim, dall’altra la possibilità di apprendere quotidianamente da un campione come Modric: elementi che l’attaccante considera importanti nel proprio percorso con il Milan.
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