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Milan, l’ultimo abbraccio a Franco Baresi: Sant’Ambrogio saluta la leggenda rossonera

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Milano si è fermata per l’ultimo saluto a Franco Baresi, una delle figure più rappresentative della storia del Milan e del calcio italiano.

La Basilica di Sant’Ambrogio ha accolto la cerimonia funebre dedicata all’ex capitano rossonero, con la partecipazione di numerosi tifosi, ex compagni di squadra e personalità del mondo dello sport.

L’atmosfera è stata quella riservata alle grandi icone dello sport: bandiere rossonere, sciarpe e messaggi d’affetto hanno accompagnato una giornata nella quale il popolo milanista ha voluto celebrare non soltanto il campione in campo, ma soprattutto l’uomo che per oltre vent’anni ha rappresentato i valori del club.

Baresi ha legato tutta la sua carriera al Milan, diventando il simbolo di un’epoca irripetibile. Difensore straordinario, capitano per molti anni e riferimento dello spogliatoio, ha incarnato un modello di professionalità e fedeltà difficilmente replicabile. La sua figura è rimasta associata ai grandi successi internazionali del club e a un modo di vivere il calcio fondato sul sacrificio e sul senso di appartenenza.

Un capitano dentro e fuori dal campo

Durante la cerimonia è emerso con forza il ricordo di un leader capace di andare oltre i trofei conquistati. Il valore di Baresi, infatti, non è stato celebrato soltanto per le vittorie ottenute con la maglia del Milan, ma soprattutto per la sua capacità di rappresentare la squadra nei momenti più difficili.

Uno degli aspetti più ricordati della sua carriera è stato proprio il legame indissolubile con i colori rossoneri. Anche nei periodi complicati della storia del club, Baresi ha scelto di restare al fianco del Milan, diventando un esempio di fedeltà per intere generazioni di tifosi.

Il suo numero 6 è stato ritirato dal club come riconoscimento di una carriera unica, segno del rapporto speciale costruito con la società e con la tifoseria.

La presenza del mondo del calcio per rendere omaggio al campione

Alla Basilica di Sant’Ambrogio sono arrivati numerosi protagonisti del calcio italiano e internazionale per ricordare una leggenda. Ex compagni, allenatori e rappresentanti delle istituzioni sportive hanno voluto testimoniare la vicinanza alla famiglia e celebrare una figura che ha lasciato un segno profondo nella storia del pallone.

Il Milan, impegnato all’estero per la preparazione estiva, non ha potuto partecipare con l’intera squadra alla cerimonia, ma il club ha comunque espresso il proprio affetto e la propria vicinanza attraverso i suoi rappresentanti.

Un’eredità che va oltre il calcio

L’addio a Franco Baresi non è stato soltanto il saluto a un grande difensore, ma a un simbolo capace di rappresentare un’intera filosofia sportiva. La sua carriera racconta di talento, disciplina e attaccamento alla maglia, valori che hanno contribuito a costruire la leggenda del Milan.

A Sant’Ambrogio non è stato celebrato soltanto il campione che ha alzato trofei e guidato una delle squadre più forti della storia del calcio, ma soprattutto Franco Baresi, il capitano rimasto nel cuore di chi lo ha visto giocare e di chi ha imparato ad ammirarlo attraverso i racconti delle generazioni precedenti.

Il suo nome resterà per sempre legato al Milan e alla storia dello sport italiano: un esempio di leadership silenziosa, di eleganza e di appartenenza che continuerà a vivere nel tempo.

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Amorim: “Sono sempre chiaro con tutti”. E sui senatori: “Loro vogliono onestà”

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Archiviata la battuta d’arresto contro il Benfica in Europa League, il Milan è pronto a concentrarsi nuovamente sul campionato. Alla vigilia della gara contro il Lecce, Ruben Amorim ha incontrato i giornalisti in conferenza stampa, affrontando diversi temi: dal momento della squadra alla gestione dello spogliatoio, passando per le scelte tattiche e il rapporto con i giocatori più esperti.

Il tecnico portoghese ha innanzitutto rivolto un pensiero alla recente scomparsa di una leggenda del calcio, sottolineando l’importanza di onorare figure di questo livello attraverso il lavoro quotidiano.

Cento anni di San Siro: l’obiettivo è vincere

La sfida contro il Lecce assume un significato particolare anche perché coincide con il centenario di San Siro. Amorim vuole celebrare la ricorrenza nel modo migliore possibile, attraverso una prestazione convincente.

“È un onore far parte della storia di San Siro. Vogliamo vincere e giocare bene per onorare lo stadio e i nostri tifosi. Vogliamo solo giocare bene e vincere le partite”.

Il ko contro il Benfica, però, non deve condizionare il prossimo appuntamento. L’allenatore ha spiegato di essere in costante contatto con il gruppo e di non limitare il dialogo ai momenti negativi.

“Quando perdi non sei la stessa persona. Se è così allora c’è qualcosa che non va. La squadra è pronta per la partita, non possiamo cambiare il passato ma la prossima partita sì. Parlo con la squadra sempre, non solo quando si perde: ci sono tante cose da migliorare. Vogliamo essere pronti per domani sera”.

Turnover e gestione della rosa

Uno dei temi affrontati riguarda anche le rotazioni effettuate contro il Benfica. Amorim ha difeso la necessità di modificare l’undici iniziale, ricordando i numerosi impegni ravvicinati e la necessità di gestire le energie.

“Il Benfica ha cambiato 9 giocatori rispetto alla partita precedente e noi avevamo bisogno di fare rotazioni. Non è che abbiamo perso per i giocatori che erano in campo nel primo tempo. Abbiamo avuto molte più occasioni, più possesso, più tocchi nell’area avversaria. A volte non si riesce a segnare. Il Benfica ha fatto gol con le occasioni che si è creato: è una questione di prestazione collettiva e non di singoli”.

L’allenatore ha inoltre ribadito che il Milan si trova ancora all’interno di un percorso di costruzione e che ci sono diversi aspetti del gioco sui quali intervenire.

“La promessa di fare più gol ed essere dominanti? Nella maggior parte delle partite siamo stati i più dominanti. Non abbiamo dominato per tutti i 90 minuti… Domani la priorità è battere il Lecce. Siamo ancora in fase di costruzione, soprattutto in fase di possesso. Domani è una bella opportunità per migliorare il nostro rendimento in campo”.

Il rapporto con la società e le idee tattiche

Amorim ha poi ridimensionato l’incontro con Zlatan Ibrahimovic e il contatto con Gerry Cardinale, descrivendoli come normali occasioni di confronto all’interno della vita del club.

“È stata una visita di una persona che lavora col club. Il nostro focus è sul Lecce. Quella è stata solo una visita. Contatto con Cardinale? Cose normali, parliamo di cose del Club, niente di speciale”.

Sul proprio sistema di gioco, invece, il tecnico ha chiarito che la sua idea calcistica non è legata esclusivamente a un determinato modulo.

“L’idea è che entrambe le cose possono vere. Non c’entra il sistema di gioco. La mia idea di giocare a calcio non si basa sul modulo, ma sui principi: quello conta. Due cose possono essere vere allo stesso momento. Ho detto che quando si arriva in un nuovo club è impossibile avere tutte le caratteristiche giuste in ogni aspetto e per ogni evenienza. Questo è quello che ho detto. Capello mi ha fatto una domanda sulla fase offensiva, io ho detto che penso che dobbiamo difendere bene, soprattutto quando abbiamo la palla. Sono molto chiaro quando dico qualcosa, sarà difficile trovare mie dichiarazioni in cui sono incoerente. Sono molto chiaro sugli argomenti, sulle mie dichiarazioni, che sono molto coerenti”.

Amorim e i senatori: “Loro vogliono onestà”

Particolare attenzione è stata dedicata alla gestione dei giocatori più esperti. Il rapporto con i senatori può diventare delicato soprattutto quando alcuni elementi vengono esclusi dall’undici titolare. Amorim ha spiegato di puntare soprattutto sulla trasparenza nei rapporti con la squadra.

“Sono sempre chiaro con tutti. Ovviamente quando non giochi sei arrabbiato. Loro vogliono onestà. A volte non sei d’accordo con l’allenatore, ma se sei onesto con i tuoi giocatori loro capiscono. Basta guardare il nostro calendario dopo la sosta, giocheremo ogni 2-3 giorni. Ci dovremo far trovare pronti. Ci sono cose che vedo durante la settimana, io sono a conoscenza del carico fisico dei calciatori e del loro storico: devo gestire tutti questi fattori. Loro capiscono il mio ruolo e che devo fare delle scelte”.

Il portoghese ha quindi difeso il proprio lavoro sulle formazioni, spiegando che le rotazioni saranno inevitabili con tre partite nell’arco di una settimana. La priorità, secondo Amorim, è trovare il giusto equilibrio tra esigenze fisiche, caratteristiche degli interpreti e necessità della singola partita.

Pressing e fase difensiva: “Dobbiamo migliorare”

Un altro punto centrale della conferenza ha riguardato il pressing. Il Milan sta modificando alcuni meccanismi e, secondo l’allenatore, servirà ancora tempo per raggiungere la piena automatizzazione dei movimenti.

“Stiamo cambiando completamente il nostro modo di pressare. In alcune partite siamo stati più bravi. A volte ci siamo riusciti, a volte è stato più difficile. Quando i giocatori sono sono più freschi vanno meglio, da stanchi è più difficile. Dipende dal momento della partita. Bisogna adattarci meglio, dobbiamo migliorare in questa fase. Non devono migliorare solo i difensori, ma anche chi sta davanti. Bisogna migliorare nel tempismo e capire quando e come pressare, ma è normale”.

Ramos e la necessità di creare più occasioni

Infine, Amorim ha parlato della produzione offensiva e del lavoro necessario per mettere i propri attaccanti nelle condizioni migliori. Il tecnico ha sottolineato l’importanza di migliorare l’intesa tra i singoli e la qualità delle giocate nell’ultimo terzo di campo.

“Dobbiamo creare più occasioni chiare per lui e dobbiamo aiutarlo. Non voglio dire che Ramos deve lavorare un po’ meno per la squadra per essere più fresco, ma che deve spendere più tempo vicino l’area avversaria, come facciamo in allenamento. Dobbiamo migliorare di più l’intesa tra i giocatori”.

Sul gol subito contro il Benfica, infine, il tecnico non ha nascosto la propria reazione:

“Molto. Ma penso che lo siate stati anche voi. Avete visto la partita. Bisogna controllare meglio queste situazioni. E per favore non scrivete che sto criticando i giocatori, sto solo facendo la cronaca della partita. La cosa più importante per me è di recuperare posizioni e i miei calciatori stanno lavorando molto bene e non ci sono dubbi sul loro impegno in campo”.

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Icardi, nessuna pista Lazio: Juventus e Milan osservano

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Mauro Icardi continua a rappresentare uno dei nomi più interessanti tra gli attaccanti attualmente senza contratto.

L’argentino, classe 1993, è infatti ancora libero dopo la conclusione della sua esperienza al Galatasaray, terminata ufficialmente con la scadenza dell’accordo lo scorso 30 giugno.

Tra le possibilità che erano state accostate al centravanti c’era anche la Lazio, ma l’ipotesi non sembra destinata a concretizzarsi. Gennaro Gattuso ha infatti spiegato le ragioni che hanno portato il club biancoceleste a non prendere in considerazione l’operazione.

“Nessuno discute il valore di un calciatore che ha fatto più di 250 goal in carriera, ma abbiamo preso elementi come Pinamonti e Gudmundsson con i quali abbiamo fatto certi discorsi. Con un Icardi in più ci saremmo incartati, è inutile prendere gente se poi la devi lasciar fuori. Con tutto il rispetto per Icardi, ne ho parlato con il presidente Lotito e con il direttore sportivo Fabiani, è giusto rimanere così”.

L’ipotesi Brasile resta sul tavolo

Dopo l’addio al Galatasaray, Icardi potrebbe valutare anche una nuova esperienza lontano dall’Europa. Tra i club interessati viene indicato l’Atletico Mineiro, formazione brasiliana nella quale militano anche due giocatori già conosciuti nel campionato italiano: Lyanco, ex Bologna e Torino, e Ruan Tressoldi, precedentemente al Sassuolo.

La pista sudamericana rappresenta quindi una delle possibili destinazioni per l’attaccante, che dovrà decidere quale progetto sposare per proseguire la propria carriera.

Juventus e Milan: suggestione, ma nessun contatto

Icardi non ha mai nascosto il legame con il calcio italiano, avendo vestito in passato le maglie di Sampdoria e Inter. Proprio per questo, l’eventuale ritorno in Serie A potrebbe rappresentare uno scenario da tenere in considerazione.

Nelle ultime settimane, sui social, alcuni tifosi hanno ipotizzato un possibile approdo dell’argentino alla Juventus o al Milan, soprattutto alla luce delle difficoltà incontrate dai rispettivi reparti offensivi. Al momento, tuttavia, non risultano contatti concreti tra Icardi e i due club.

Il possibile ruolo di Icardi

Un eventuale ritorno in Italia non implicherebbe necessariamente un ruolo da protagonista assoluto nell’undici iniziale. L’attaccante potrebbe essere considerato soprattutto come una soluzione dalla panchina, utile nei momenti della partita in cui servisse maggiore presenza dentro l’area di rigore.

Il suo principale punto di forza rimane infatti il senso del gol e la capacità di leggere gli sviluppi delle azioni offensive negli ultimi metri. Per ora, comunque, Juventus e Milan restano soltanto ipotesi emerse nel dibattito dei tifosi, mentre il futuro di Icardi è ancora tutto da definire.

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Milan, allarme per Gonçalo Ramos? Numeri e soluzioni per rilanciare il centravanti

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Il Milan si interroga sul rendimento di Gonçalo Ramos.

Il centravanti portoghese era arrivato con l’obiettivo di diventare un riferimento stabile per il reparto offensivo rossonero, ma l’avvio della sua esperienza a Milano non ha ancora restituito le risposte che l’ambiente si aspettava. Dopo il gol realizzato contro il Venezia a San Siro, infatti, il suo rendimento sotto porta è calato e nelle ultime tre partite non è riuscito a indirizzare alcun tiro nello specchio.

È ancora presto per parlare di un vero e proprio caso, soprattutto considerando che si tratta di un periodo iniziale della stagione. Tuttavia, alcuni numeri evidenziano le difficoltà del portoghese e suggeriscono la necessità di intervenire anche sul modo in cui la squadra lo mette nelle condizioni di essere pericoloso.

I numeri raccontano le difficoltà

Contro il Benfica Ramos ha toccato soltanto quattro palloni all’interno dell’area di rigore avversaria, un dato che fotografa la distanza del giocatore dalla zona nella quale può esprimere al meglio le proprie caratteristiche. A questo si aggiungono i 14 possessi persi e un contributo difensivo molto intenso, con 16 contrasti complessivi e quattro palloni recuperati.

Considerando le prime quattro giornate di campionato, il centravanti ha totalizzato 14 conclusioni, 1,55 di expected goals e una sola rete. Anche la percentuale di dribbling completati, pari al 16,7%, evidenzia qualche difficoltà nell’uno contro uno. I 158 tocchi complessivi comprendono appena 20 palloni giocati nell’area avversaria.

Non dipende tutto da Ramos

Il rendimento del portoghese, però, non può essere analizzato isolandolo dal resto della squadra. Ramos tende infatti ad allontanarsi frequentemente dalla posizione di centravanti, partecipando alla costruzione e abbassandosi per collegare centrocampo e trequarti.

Il suo grande dispendio di energie è particolarmente evidente anche nel lavoro senza palla. Il pressing e la disponibilità nel partecipare alla fase difensiva rappresentano aspetti importanti, ma possono incidere sulla lucidità quando arriva il momento di attaccare l’area.

Le sue caratteristiche restano quelle di un attaccante capace di muoversi tra le linee, attaccare la profondità e farsi trovare nel posto giusto. Per questo il Milan dovrà lavorare affinché il centravanti non sia costretto a costruire troppo lontano dalla porta, ma possa diventare soprattutto il terminale della manovra.

Le possibili soluzioni per Amorim

Una delle chiavi potrebbe essere migliorare la qualità della squadra negli ultimi metri. L’idea è quella di costruire un sistema nel quale Ramos venga maggiormente servito e possa concentrare le proprie energie sui movimenti offensivi.

In quest’ottica, l’esperienza e la qualità di Modric possono aggiungere soluzioni alla costruzione, mentre Rabiot e Pulisic possono garantire tecnica e capacità di giocare nello stretto sulla trequarti. Le loro caratteristiche potrebbero favorire gli inserimenti e gli attacchi alla profondità del centravanti portoghese.

La crescita di Ramos, quindi, passa anche dal miglioramento collettivo. Il Milan dovrà trovare maggiore continuità nella produzione offensiva e accompagnare meglio il proprio numero 9, evitando che sia costretto a partecipare a ogni fase dell’azione. Allo stesso tempo, dal portoghese è atteso un salto di rendimento: l’obiettivo sarà trasformare le sue qualità in una presenza più costante nell’area avversaria e in un numero maggiore di occasioni da rete.

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