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Milan, il ritiro come svolta: tra passato e presente i precedenti con Allegri, Gattuso e Inzaghi
Il Milan ha scelto di tornare in ritiro a Milanello in un momento delicatissimo della stagione, con l’obiettivo di ritrovare compattezza e risultati nelle ultime gare decisive per l’Europa.
Una decisione che, nella storia recente rossonera, non è affatto nuova e che richiama precedenti diversi per esito e impatto sul rendimento della squadra.
Come ricorda la storia del club, il ritiro è sempre stato uno strumento utilizzato nei momenti di crisi o di forte pressione. Non è una pratica abituale per il Milan, ma in alcune circostanze ha rappresentato una possibile svolta, mentre in altre non ha portato i risultati sperati.
Tra gli esempi più citati c’è quello legato a Massimiliano Allegri. Nella stagione 2012-13, in un periodo complicato, la squadra venne isolata a Milanello: un passaggio che contribuì a ricompattare il gruppo e a rilanciare il cammino in campionato, con risultati immediatamente positivi. Tuttavia, non tutte le esperienze successive hanno avuto lo stesso impatto.
Più recente è il precedente con Gennaro Gattuso nel 2019. Anche in quel caso il Milan decise di andare in ritiro per ritrovare ordine e concentrazione, ma l’effetto fu meno incisivo, con una squadra che non riuscì a dare una vera svolta al proprio finale di stagione.
In mezzo c’è anche un riferimento simbolico alla gestione Inzaghi, con il club spesso in difficoltà in varie fasi della sua storia recente: in quei contesti il ritiro non fu la soluzione definitiva ai problemi strutturali della squadra, ma solo una misura temporanea per gestire la pressione del momento.
In generale, la storia rossonera racconta un dato chiaro: il ritiro può aiutare a compattare il gruppo e a ridurre le tensioni, ma non è una garanzia di successo. Molto dipende dalla qualità della squadra, dalla leadership interna e dalla capacità di trasformare la pressione in energia positiva.
Oggi il Milan si ritrova di nuovo davanti allo stesso bivio: usare il ritiro come scossa psicologica o come semplice parentesi prima del giudizio finale della stagione.
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Milan, Tare in bilico: Tony D’Amico sempre più vicino al ruolo di nuovo direttore sportivo
In casa Milan continua a tenere banco la riorganizzazione dell’area sportiva, con il ruolo di direttore sportivo al centro delle valutazioni della dirigenza.
La posizione di Igli Tare, arrivato solo da pochi mesi, non sarebbe più così solida e la società rossonera starebbe già riflettendo su possibili alternative in vista della prossima stagione.
Tra i nomi più forti emersi nelle ultime ore c’è quello di Tony D’Amico, attuale dirigente dell’Atalanta, considerato sempre più una candidatura concreta per prendere in mano la gestione tecnica del club. L’idea di affidarsi a lui non è nuova: già in passato il suo profilo era stato valutato internamente dal management rossonero.
Secondo le indiscrezioni, sarebbe l’amministratore delegato Giorgio Furlani a spingere con maggiore convinzione per il dirigente nerazzurro, ritenuto ideale per un progetto basato su sostenibilità, competenza tecnica e valorizzazione dei giocatori. Tuttavia, ogni scelta resta ancora congelata.
La decisione finale, infatti, non è stata presa e dipenderà direttamente da Gerry Cardinale, proprietario del club, che insieme alla dirigenza valuterà il da farsi solo al termine della stagione. Nessuna accelerazione immediata, dunque, ma un casting ancora aperto.
Il possibile arrivo di D’Amico rappresenterebbe un cambio di strategia significativo per il Milan, che punta a costruire una struttura più stabile e coerente dopo anni di continui aggiustamenti dirigenziali. Il dirigente dell’Atalanta è infatti considerato uno specialista nella costruzione di rose competitive e sostenibili, capace di coniugare risultati sportivi e plusvalenze importanti.
Al momento, però, tutto resta in fase di studio. Il futuro dell’area sportiva rossonera si deciderà soltanto nelle prossime settimane, quando il club farà il punto definitivo su obiettivi, struttura e figure chiave per il nuovo ciclo.
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Milan, resa dei conti a fine stagione: Cardinale valuta cambiamenti profondi in società
In casa Milan il clima è diventato sempre più delicato dopo le recenti difficoltà sportive.
La proprietà guidata da Gerry Cardinale starebbe infatti preparando una valutazione complessiva sull’intera struttura societaria al termine della stagione, con l’obiettivo di capire quali figure confermare e quali, invece, sostituire per rilanciare il progetto rossonero.
Le ultime settimane sono state caratterizzate da numerosi confronti interni nella sede del club. Tra i dirigenti coinvolti negli incontri figurano Giorgio Furlani, Zlatan Ibrahimović e Massimo Calvelli, chiamati a individuare soluzioni immediate per chiudere al meglio la stagione e programmare il futuro. L’eventuale mancata qualificazione alla prossima Champions League potrebbe infatti avere conseguenze importanti sia sul piano economico sia su quello tecnico.
Secondo diverse indiscrezioni provenienti dall’ambiente rossonero, nessun ruolo sarebbe al momento completamente al sicuro. Oltre alla posizione dell’amministratore delegato Furlani, restano sotto osservazione anche l’area tecnica e quella sportiva. In discussione ci sarebbero pure le responsabilità legate alle scelte di mercato e alla gestione della squadra durante una stagione considerata al di sotto delle aspettative.
Tra gli scenari possibili emerge anche un ritorno più centrale di Ibrahimović nelle dinamiche operative del club. L’ex attaccante svedese, oggi consulente di RedBird, potrebbe assumere maggiore peso decisionale qualora Cardinale decidesse di modificare gli equilibri interni della società.
La sensazione, quindi, è che il finale di stagione sarà decisivo non soltanto per il piazzamento in campionato, ma anche per definire la nuova struttura dirigenziale del Milan. Cardinale vuole capire come rendere il club più competitivo e stabile, evitando di ripetere gli errori che hanno alimentato tensioni e contestazioni negli ultimi mesi.
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Moggi: “Allegri e Ibrahimovic non si parlano più”
L’ex dirigente sportivo Luciano Moggi è tornato a parlare del momento che sta vivendo il Milan, soffermandosi soprattutto sugli equilibri interni alla società rossonera e sui rapporti tra le figure più importanti dell’area tecnica.
Nel suo editoriale pubblicato su Libero, Moggi ha descritto un ambiente caratterizzato da tensioni e incomprensioni, facendo riferimento in particolare al rapporto tra Massimiliano Allegri e Zlatan Ibrahimovic.
Secondo l’ex dirigente, all’interno del club si vivrebbe una situazione delicata, nella quale le diverse componenti della società convivono senza un reale confronto diretto. Moggi scrive infatti: “Al momento in casa Milan esiste una specie di pace armata dove tutti si parlano dietro senza dirsi in faccia quello che veramente pensano, meno Allegri e Ibrahimovic che hanno litigato e non si frequentano più”.
Parole pesanti, che delineano uno scenario tutt’altro che sereno e che, secondo Moggi, avrebbe inevitabili ripercussioni anche sul lavoro dell’allenatore. L’ex dirigente sottolinea come Allegri sia diventato il principale bersaglio delle critiche, nonostante gli obiettivi fissati a inizio stagione fossero stati chiaramente indicati dalla società. “Da allora il mister è diventato un bersaglio, anche se dall’inizio ha parlato di qualificazione Champions come obiettivo principale. Dovesse raggiungerlo farebbe quanto richiesto dalla società, non importa se attraverso alti e bassi di rendimento che stanno costringendo la squadra a lottare strenuamente per assicurarsi almeno il quarto posto”.
Nel suo intervento, Moggi ha poi dedicato spazio anche al lavoro di Igli Tare, figura arrivata recentemente nell’organigramma rossonero. L’ex dirigente ne ha elogiato le qualità maturate durante l’esperienza SS Lazio, evidenziando però come il suo ruolo, a suo giudizio, non sarebbe pienamente valorizzato.
“Che dire poi di Tare, uno dei manager migliori per quanto ha dimostrato alla Lazio. Al Milan sembra quasi che sia stato preso per dare un contentino a quanti dicevano che, dopo Maldini, mancava in società un direttore capace di gestire sportivamente ed economicamente la squadra. È stato preso il migliore ma a gestire ci pensano gli altri, mercato compreso. È proprio vero che il Milan non vuole svoltare”.
Le dichiarazioni di Moggi aggiungono ulteriore pressione a un ambiente già sotto osservazione, in una fase della stagione in cui il Milan è chiamato a consolidare la propria posizione in campionato e a centrare gli obiettivi fissati dalla società.
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