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Milan, Pulisic torna al centro del progetto: Amorim gli affida la trequarti
Il Milan torna a puntare su Christian Pulisic.
Dopo un avvio di stagione gestito con cautela per consentire al giocatore di recuperare pienamente dai problemi alla caviglia, Ruben Amorim sembra intenzionato a restituirgli un ruolo centrale nel progetto rossonero.
Il tecnico portoghese considera infatti importante avere sulla trequarti un giocatore capace di muoversi tra le linee, creare superiorità, collegare centrocampo e attacco e trovare la giocata decisiva negli ultimi metri. In questo senso, le caratteristiche di Pulisic possono adattarsi alle richieste dell’allenatore, soprattutto quando l’americano è al massimo della condizione.
La trequarti torna nelle mani di Pulisic
Nel corso delle prime partite, Amorim ha preferito dosare l’impiego dell’ex Chelsea, evitando di sottoporlo immediatamente a carichi eccessivi. Ora, però, il numero 10 è pronto a tornare protagonista dall’inizio.
Il Milan dispone di diverse alternative sulla trequarti, tra giovani in cerca di spazio, giocatori ancora da inserire completamente nei meccanismi e centrocampisti chiamati a occupare posizioni più avanzate. Pulisic rappresenta però un profilo differente: può garantire fantasia, accelerazioni, capacità nell’uno contro uno e un contributo importante anche in zona gol.
La sua presenza potrebbe quindi diventare uno degli elementi attraverso cui Amorim intende dare maggiore imprevedibilità alla manovra offensiva.
Un 2026 complicato: ora serve una reazione
Per Pulisic, il momento rappresenta anche un’opportunità per lasciarsi alle spalle un periodo particolarmente difficile. L’americano non parte titolare con il Milan dal 26 aprile, quando scese in campo dall’inizio contro la Juventus a San Siro.
Da allora sono arrivati problemi fisici e una preparazione condizionata dagli impegni estivi. Anche il rendimento con la Nazionale statunitense non ha prodotto le soddisfazioni sperate e, nel 2026, Pulisic non ha ancora trovato la via del gol in una gara ufficiale.
Si tratta di un dato significativo considerando il peso avuto dall’attaccante nelle precedenti stagioni rossonere. Dal suo arrivo a Milano, infatti, Pulisic ha rappresentato una delle principali fonti offensive della squadra.
La sfida contro il Lecce può quindi diventare un nuovo punto di partenza.
Il futuro contrattuale resta da definire
Parallelamente alle questioni legate al campo rimane aperto anche il discorso relativo al futuro del giocatore. Il contratto di Pulisic con il Milan è attualmente in scadenza il 30 giugno 2027, con un’opzione che permetterebbe al club di estendere unilateralmente l’accordo fino al 2028.
Nei mesi scorsi sembrava esserci la volontà di arrivare rapidamente a un prolungamento, ma il dialogo tra le parti non ha portato finora a un’intesa definitiva. Le discussioni potrebbero riprendere nelle prossime settimane, con l’obiettivo di trovare una soluzione condivisa.
Il Lecce e un precedente favorevole
Il prossimo appuntamento offre inoltre a Pulisic un avversario contro il quale ha già lasciato il segno. Il Lecce è infatti la squadra contro cui l’americano ha segnato più volte in Serie A: cinque reti nelle cinque sfide disputate.
L’appuntamento di San Siro assume così un significato particolare. Amorim gli concede nuovamente spazio dal primo minuto e il Milan si affida alle sue qualità per aumentare la pericolosità offensiva.
Dopo una lunga fase caratterizzata da problemi fisici e rendimento lontano dai suoi standard, Pulisic è chiamato a ritrovare continuità e incisività. Il campo sarà il primo banco di prova per capire se il numero 10 potrà tornare a essere uno dei principali riferimenti del progetto rossonero.
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Milan, il turnover non funziona: le riserve deludono ancora. A gennaio serviranno rinforzi
La gestione delle energie era stata programmata per dare respiro ad alcuni protagonisti dopo il derby, ma la formazione schierata a San Siro non è mai riuscita a trovare il ritmo giusto. La squadra è apparsa lenta, poco aggressiva e priva di idee, senza riuscire a trasformare le rotazioni in un’opportunità per mettere in difficoltà gli avversari.
Le riserve non convincono: prestazioni insufficienti in ogni reparto
Tra i pali, Lorenzo Torriani ha avuto una serata complicata, risultando coinvolto negativamente nell’azione del primo gol. Il portiere era stato schierato anche per via della squalifica di Maignan, ma le difficoltà non si sono limitate al reparto arretrato. Terracciano e Diawara non hanno offerto le risposte attese, mentre Bartesaghi ha faticato sia in fase offensiva sia in quella difensiva.
Anche a centrocampo sono emersi problemi evidenti. Jashari, chiamato a sostituire Modric in cabina di regia, non è riuscito a dare ordine alla manovra, mentre Musah ha deluso al punto da essere tra i primi giocatori richiamati in panchina. Cisse, nonostante la recente convocazione in Nazionale, ha avuto un impatto limitato ed è rimasto in campo soltanto per un tempo.
Tra le seconde linee, Hutchinson è stato probabilmente quello che ha offerto la prestazione meno negativa. L’esterno è rimasto sul terreno di gioco fino al fischio finale e ha mostrato qualche segnale incoraggiante soprattutto nella ripresa.
Quattro occasioni sprecate: Amorim cambia strategia?
Il ko contro il Ferencvaros non rappresenta un episodio isolato. In precedenza, il Milan aveva già incontrato difficoltà con il Benfica e il Bournemouth, mentre anche la partita contro il Bologna aveva evidenziato i limiti di una formazione modificata per gestire le energie dei titolari. In quest’ultimo caso, le assenze per infortunio di Gila, Moreira e Rabiot avevano contribuito a rendere necessario un assetto diverso, con Pulisic e Modric inizialmente lasciati a riposo.
Il bilancio delle quattro esperienze suggerisce una conclusione piuttosto chiara: al momento il Milan non dispone di una rosa abbastanza profonda per affrontare rotazioni ampie senza perdere competitività. Anche la giovane età della formazione schierata contro il Ferencvaros, con una media di 23 anni e 225 giorni, non può essere considerata una giustificazione sufficiente.
Il mercato di gennaio può diventare decisivo
Amorim potrebbe quindi ridurre sensibilmente il ricorso al turnover, limitandosi a pochi cambi per volta e mantenendo il più possibile intatta l’ossatura della squadra. La differenza di rendimento tra titolari e riserve è apparsa troppo marcata per poter essere ignorata.
In questo scenario, la sessione invernale di mercato assume un’importanza particolare. Il Milan avrà bisogno di alternative capaci di garantire affidabilità e continuità, soprattutto in una stagione ricca di impegni. Senza nuovi innesti o una crescita significativa degli attuali rincalzi, gestire le energie dei titolari rischia di diventare un problema destinato a ripresentarsi.
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Hutchinson: “Non siamo stati umili. Chi non gioca non ha mostrato fame”
L’attaccante non ha nascosto la propria delusione, evidenziando come la squadra non sia riuscita a mettere in pratica quanto preparato durante la settimana. Secondo Hutchinson, il problema principale è stato un atteggiamento troppo poco aggressivo, soprattutto nelle prime fasi dell’incontro.
Hutchinson: “Abbiamo avuto un inizio molto lento”
Nella sua analisi, il giocatore ha individuato nell’approccio iniziale uno degli aspetti più negativi della prestazione. La squadra, pur conoscendo le indicazioni tattiche dello staff, non è riuscita a entrare immediatamente in partita.
“Penso che abbiamo avuto un inizio molto lento. Credo che mentalmente fossimo preparati: ci avevano mostrato tutte le tattiche, cosa avremmo dovuto fare e come iniziare. Credo che ultimamente stessimo avendo parecchi avvii a rilento, e anche se nel secondo tempo siamo scesi in campo con un atteggiamento un po’ più positivo, semplicemente non è bastato. Non credo che abbiamo dimostrato quella fame di arrivare sulla palla, di incidere sotto porta. Quindi sì, è stato tutto molto, molto lento”.
Parole che sottolineano una difficoltà non limitata alla singola partita, ma che secondo Hutchinson si sarebbe già manifestata in altre occasioni. Anche la reazione nella ripresa non è stata sufficiente per cambiare il risultato.
Il paragone con il derby e l’accusa ai compagni
Il passaggio più significativo dell’intervista riguarda il confronto con la prestazione offerta contro l’Inter. Hutchinson ha indicato quella partita come esempio dell’atteggiamento che il Milan dovrebbe mantenere in ogni occasione, indipendentemente dall’avversario e dai giocatori schierati.
“Penso solo che dobbiamo giocare come abbiamo fatto contro l’Inter. Potevi sentire l’energia nello spogliatoio, si percepiva che volevamo vincere. Penso che non abbiamo mostrato molta umiltà. Non abbiamo voluto… Insomma, tanti giocatori che non giocano non hanno mostrato quella fame di volere una maglia da titolare, e penso che questo non sia stato sufficiente. Credo che domenica dovremo partire forte ed essere bravi con la palla”.
L’attaccante ha quindi lanciato un messaggio diretto a chi ha avuto spazio contro il Ferencvaros: le opportunità per conquistare un posto da titolare devono essere accompagnate da impegno, intensità e voglia di mettersi in evidenza.
Qualificazione ancora possibile: “Dobbiamo solo migliorare”
Nonostante il risultato negativo, Hutchinson non considera definitivamente compromesse le possibilità del Milan in Europa League. Il calciatore ha invitato il gruppo a non perdere la concentrazione, ricordando che la squadra ha ancora la possibilità di reagire.
“I giochi non sono chiusi per la qualificazione finché non siamo fuori, quindi dobbiamo solo continuare a concentrarci. Dobbiamo solo migliorare. Abbiamo un buon gruppo, lo staff ci aiuta sempre, ci mostra quello che dobbiamo fare. E ora credo che tocchi a noi. Penso che oggi abbiamo deluso tutti e abbiamo un’altra partita domenica, dobbiamo concentrarci su quella e scendere in campo con forza”.
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Milan, Amorim furioso dopo il ko europeo: diversi giocatori rischiano
Al termine della partita, il tecnico portoghese non ha cercato attenuanti, esprimendo tutta la propria insoddisfazione per l’atteggiamento della squadra: “Non siamo pronti per essere competitivi su due fronti. Dobbiamo lavorare sul nostro modo di vedere il calcio e su come approcciamo le partite. Non ci sono scuse stasera, non c’è niente che io possa dire. Di solito ho tanto da dire per difendere la nostra squadra, questa sera no. Dobbiamo essere più umili e capire cos’è successo. Devo capire come cambiare questa mentalità provinciale. Tutti devono allenarsi come Pavlovic. Lui è pronto a morire in allenamento. È un buon esempio”.
Europa League, un rendimento che preoccupa
I risultati ottenuti finora nella competizione continentale alimentano interrogativi sulle reali ambizioni del Milan. Le sconfitte contro Benfica, Bournemouth e Ferencvaros evidenziano problemi che sembrano andare oltre il semplice rendimento di una singola serata. A finire sotto osservazione sono soprattutto l’atteggiamento di alcuni elementi importanti della rosa e il contributo offerto da diverse alternative.
Emblematico, in questo senso, il rendimento di Adrien Rabiot. Il centrocampista che in campionato riesce spesso a imporsi con personalità e intensità non sempre ha mostrato lo stesso livello nelle sfide europee. Una differenza di rendimento che pesa, soprattutto quando la squadra avrebbe bisogno dei suoi uomini più rappresentativi per affrontare gli appuntamenti internazionali.
Panchina corta e riserve sotto esame
Un altro problema riguarda la profondità dell’organico. Il Milan dispone di un undici titolare competitivo, capace di confrontarsi con avversari di alto livello, ma le alternative non sembrano garantire la stessa affidabilità. La costruzione della rosa, con una disponibilità limitata di ricambi realmente pronti, rischia così di diventare un ostacolo nella gestione dei due impegni stagionali.
Tra i giocatori maggiormente discussi c’è Pietro Terracciano. Il portiere, rimasto in squadra nonostante i dubbi già emersi nella precedente gestione, ha vissuto un percorso complicato: i 45 minuti poco convincenti contro il Benfica, l’espulsione rimediata da subentrato a Salisburgo e la prestazione negativa contro il Ferencvaros, accompagnata dai fischi di San Siro.
Anche Ardon Jashari non è riuscito finora a convincere pienamente. Dopo alcune apparizioni sufficienti, il centrocampista continua a mostrare difficoltà sul piano tecnico, tattico e dell’intensità. Un rendimento che fa discutere anche alla luce dell’investimento superiore ai 40 milioni di euro effettuato per portarlo in rossonero.
Diverso il discorso per Hutchinson: pur alternando prestazioni positive ad altre meno brillanti e mostrando ancora alcuni limiti, il suo atteggiamento viene considerato adeguato alle esigenze della squadra. Un aspetto che gli sta consentendo di trovare spazio con una certa continuità.
Bartesaghi ed Estupinan: la corsia sinistra è sotto osservazione
Anche sulla fascia mancina ci sono situazioni da monitorare. Le buone prove contro Salisburgo e Udinese avevano alimentato aspettative positive intorno a Bartesaghi, ma la gara con il Ferencvaros non ha confermato i progressi attesi. Il giovane prodotto del vivaio rossonero è tornato a evidenziare alcune difficoltà già emerse nella scorsa stagione, soprattutto per quanto riguarda personalità e attenzione.
Ancora più delicata la posizione di Estupinan, rimasto in panchina per tutti i novanta minuti nell’ultima sfida europea. L’esterno sembra aver perso terreno nelle scelte dell’allenatore e dovrà lavorare per riconquistare fiducia e spazio.
Per entrambi, dunque, le prossime settimane potrebbero rivelarsi decisive. Amorim vuole risposte concrete e un atteggiamento diverso da parte di tutto il gruppo: chi non riuscirà a cambiare passo rischia di scivolare ulteriormente nelle gerarchie rossonere.
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