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Milan fuori dal Settlement Agreement UEFA: arriva la conferma ufficiale
Il Milan ha ufficialmente concluso il proprio percorso all’interno del “Settlement Agreement” con la UEFA, il meccanismo di controllo finanziario introdotto per accompagnare i club verso il rispetto dei parametri di sostenibilità economica.
L’annuncio conferma che il club rossonero ha rispettato gli obiettivi fissati nel periodo di monitoraggio e, di conseguenza, non è più soggetto alle restrizioni previste dall’accordo.
Il Settlement Agreement era stato utilizzato dalla UEFA come strumento di transizione per i club che avevano violato in passato le regole del fair play finanziario, imponendo vincoli su bilanci, costi rosa e gestione delle entrate. Nel caso del Milan, il percorso era stato avviato negli anni precedenti e prevedeva una serie di target progressivi da raggiungere fino alla stagione 2025/26, con controlli costanti da parte dell’organo di controllo finanziario europeo.
Secondo quanto riportato, il club rossonero è riuscito a rispettare gli obiettivi economici richiesti, chiudendo positivamente le varie fasi di monitoraggio e dimostrando una maggiore stabilità sul piano dei conti. Questo risultato consente al Milan di uscire dal regime di sorveglianza speciale e tornare pienamente nel sistema ordinario delle regole UEFA, come avviene per le società considerate compliant.
L’uscita dal Settlement rappresenta un passaggio importante anche in ottica futura, perché garantisce al club maggiore libertà nelle strategie di mercato, pur restando all’interno delle normali regole del fair play finanziario. In altre parole, non ci saranno più limitazioni aggiuntive legate a piani di rientro o restrizioni specifiche sulla gestione della rosa europea.
Si chiude così una fase iniziata in un momento delicato della storia recente del club, ma superata attraverso una progressiva stabilizzazione dei conti e una gestione più sostenibile. Ora il Milan prosegue il proprio percorso europeo senza vincoli straordinari, con l’obiettivo di consolidare i risultati raggiunti anche sul piano economico oltre che sportivo.
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Tonali sul Milan: “Sarò un tifoso per tutta la vita, lo seguo sempre”
Tonali e il legame con il Milan: la fede rossonera non cambia
Nonostante la distanza e il cambio di maglia, Sandro Tonali non ha mai nascosto il proprio attaccamento ai colori rossoneri. Il centrocampista, che ha vestito la maglia del Milan prima di trasferirsi in Inghilterra, continua a seguire regolarmente le partite della squadra milanese.
Un rapporto speciale, nato anche dalla passione che il giocatore ha sempre manifestato per il Diavolo. Nel corso dell’intervista a Sky Sport, Tonali ha ribadito che il suo affetto per il club non è legato alla presenza di determinati compagni o alla possibilità di farne ancora parte.
Queste le sue parole:
«Se seguo il Milan? Sì, sempre. Ma quello rimarrà anche fra vent’anni: lo guardo sempre, anche se sento un po’ meno i giocatori perché ormai sono cambiati in tanti. Io credo che un tifoso non possa mai cambiare la sua fede. E sarà così per tutta la mia vita».
Una dichiarazione che conferma quanto il centrocampista sia rimasto legato all’ambiente milanista. Anche se oggi la sua carriera prosegue lontano da San Siro, il Milan continua a occupare un posto speciale nei suoi pensieri.
Nazionale italiana, Tonali promuove il lavoro di Mancini
Nel corso della stessa intervista, il centrocampista ha affrontato anche il tema della Nazionale italiana, soffermandosi sul ritorno di Roberto Mancini alla guida del gruppo. Tonali ha sottolineato soprattutto l’importanza del lavoro svolto dal commissario tecnico per riportare ordine, organizzazione e fiducia all’interno della squadra.
Secondo il giocatore, fin dalle prime sedute di allenamento è stato possibile lavorare su aspetti fondamentali, valorizzando le qualità tecniche presenti nella rosa e migliorando l’intesa tra i diversi reparti.
Tonali ha spiegato così le sensazioni vissute dal gruppo:
«Conosce bene l’ambiente. Appena arrivato ha messo ordine: era quello che serviva all’inizio. Piano piano abbiamo messo dentro tanto lavoro puntando sulla qualità, perché la qualità dei giocatori c’è e l’abbiamo visto sia in Turchia, sia in Francia. Mancini ci sta facendo capire che siamo giocatori forti, che bisogna giocare attaccando e difendendosi da squadra sempre, tutte le partite, tutti i 90 minuti. Ci ha infuso un po’ più di lucidità durante le partite».
L’importanza dell’organizzazione e del lavoro di squadra
Tra gli aspetti maggiormente evidenziati da Tonali c’è la crescita dell’organizzazione tattica. Il centrocampista ha individuato nella partita disputata in trasferta contro la Turchia un esempio concreto dei progressi compiuti dalla Nazionale dopo la sconfitta contro il Belgio.
In quell’occasione, secondo il giocatore, l’Italia è riuscita a mettere in mostra non soltanto qualità e aggressività, ma anche una maggiore capacità di occupare gli spazi e collaborare tra i reparti.
A tal proposito, Tonali ha aggiunto:
«Come esempio, prendo la partita fuori casa in Turchia che è stata la prima dopo la sconfitta del Belgio, la prima delle tre partite positive. Nel primo tempo non siamo stati solo aggressivi e pieni di qualità, ma eravamo ordinati in campo: ognuno sapeva quello che doveva fare, ognuno aveva il suo spazio, ognuno lavorava per il compagno. E’ quello che abbiamo fatto tanto in allenamento in quei 16 giorni».
Le parole del centrocampista raccontano dunque due aspetti importanti del suo percorso: da una parte un legame con il Milan che continua a resistere al passare degli anni e ai cambiamenti professionali, dall’altra la fiducia nel lavoro della Nazionale e nella possibilità di crescere attraverso organizzazione, qualità e spirito di squadra.
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Milan, il turnover non funziona: le riserve deludono ancora. A gennaio serviranno rinforzi
La gestione delle energie era stata programmata per dare respiro ad alcuni protagonisti dopo il derby, ma la formazione schierata a San Siro non è mai riuscita a trovare il ritmo giusto. La squadra è apparsa lenta, poco aggressiva e priva di idee, senza riuscire a trasformare le rotazioni in un’opportunità per mettere in difficoltà gli avversari.
Le riserve non convincono: prestazioni insufficienti in ogni reparto
Tra i pali, Lorenzo Torriani ha avuto una serata complicata, risultando coinvolto negativamente nell’azione del primo gol. Il portiere era stato schierato anche per via della squalifica di Maignan, ma le difficoltà non si sono limitate al reparto arretrato. Terracciano e Diawara non hanno offerto le risposte attese, mentre Bartesaghi ha faticato sia in fase offensiva sia in quella difensiva.
Anche a centrocampo sono emersi problemi evidenti. Jashari, chiamato a sostituire Modric in cabina di regia, non è riuscito a dare ordine alla manovra, mentre Musah ha deluso al punto da essere tra i primi giocatori richiamati in panchina. Cisse, nonostante la recente convocazione in Nazionale, ha avuto un impatto limitato ed è rimasto in campo soltanto per un tempo.
Tra le seconde linee, Hutchinson è stato probabilmente quello che ha offerto la prestazione meno negativa. L’esterno è rimasto sul terreno di gioco fino al fischio finale e ha mostrato qualche segnale incoraggiante soprattutto nella ripresa.
Quattro occasioni sprecate: Amorim cambia strategia?
Il ko contro il Ferencvaros non rappresenta un episodio isolato. In precedenza, il Milan aveva già incontrato difficoltà con il Benfica e il Bournemouth, mentre anche la partita contro il Bologna aveva evidenziato i limiti di una formazione modificata per gestire le energie dei titolari. In quest’ultimo caso, le assenze per infortunio di Gila, Moreira e Rabiot avevano contribuito a rendere necessario un assetto diverso, con Pulisic e Modric inizialmente lasciati a riposo.
Il bilancio delle quattro esperienze suggerisce una conclusione piuttosto chiara: al momento il Milan non dispone di una rosa abbastanza profonda per affrontare rotazioni ampie senza perdere competitività. Anche la giovane età della formazione schierata contro il Ferencvaros, con una media di 23 anni e 225 giorni, non può essere considerata una giustificazione sufficiente.
Il mercato di gennaio può diventare decisivo
Amorim potrebbe quindi ridurre sensibilmente il ricorso al turnover, limitandosi a pochi cambi per volta e mantenendo il più possibile intatta l’ossatura della squadra. La differenza di rendimento tra titolari e riserve è apparsa troppo marcata per poter essere ignorata.
In questo scenario, la sessione invernale di mercato assume un’importanza particolare. Il Milan avrà bisogno di alternative capaci di garantire affidabilità e continuità, soprattutto in una stagione ricca di impegni. Senza nuovi innesti o una crescita significativa degli attuali rincalzi, gestire le energie dei titolari rischia di diventare un problema destinato a ripresentarsi.
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Hutchinson: “Non siamo stati umili. Chi non gioca non ha mostrato fame”
L’attaccante non ha nascosto la propria delusione, evidenziando come la squadra non sia riuscita a mettere in pratica quanto preparato durante la settimana. Secondo Hutchinson, il problema principale è stato un atteggiamento troppo poco aggressivo, soprattutto nelle prime fasi dell’incontro.
Hutchinson: “Abbiamo avuto un inizio molto lento”
Nella sua analisi, il giocatore ha individuato nell’approccio iniziale uno degli aspetti più negativi della prestazione. La squadra, pur conoscendo le indicazioni tattiche dello staff, non è riuscita a entrare immediatamente in partita.
“Penso che abbiamo avuto un inizio molto lento. Credo che mentalmente fossimo preparati: ci avevano mostrato tutte le tattiche, cosa avremmo dovuto fare e come iniziare. Credo che ultimamente stessimo avendo parecchi avvii a rilento, e anche se nel secondo tempo siamo scesi in campo con un atteggiamento un po’ più positivo, semplicemente non è bastato. Non credo che abbiamo dimostrato quella fame di arrivare sulla palla, di incidere sotto porta. Quindi sì, è stato tutto molto, molto lento”.
Parole che sottolineano una difficoltà non limitata alla singola partita, ma che secondo Hutchinson si sarebbe già manifestata in altre occasioni. Anche la reazione nella ripresa non è stata sufficiente per cambiare il risultato.
Il paragone con il derby e l’accusa ai compagni
Il passaggio più significativo dell’intervista riguarda il confronto con la prestazione offerta contro l’Inter. Hutchinson ha indicato quella partita come esempio dell’atteggiamento che il Milan dovrebbe mantenere in ogni occasione, indipendentemente dall’avversario e dai giocatori schierati.
“Penso solo che dobbiamo giocare come abbiamo fatto contro l’Inter. Potevi sentire l’energia nello spogliatoio, si percepiva che volevamo vincere. Penso che non abbiamo mostrato molta umiltà. Non abbiamo voluto… Insomma, tanti giocatori che non giocano non hanno mostrato quella fame di volere una maglia da titolare, e penso che questo non sia stato sufficiente. Credo che domenica dovremo partire forte ed essere bravi con la palla”.
L’attaccante ha quindi lanciato un messaggio diretto a chi ha avuto spazio contro il Ferencvaros: le opportunità per conquistare un posto da titolare devono essere accompagnate da impegno, intensità e voglia di mettersi in evidenza.
Qualificazione ancora possibile: “Dobbiamo solo migliorare”
Nonostante il risultato negativo, Hutchinson non considera definitivamente compromesse le possibilità del Milan in Europa League. Il calciatore ha invitato il gruppo a non perdere la concentrazione, ricordando che la squadra ha ancora la possibilità di reagire.
“I giochi non sono chiusi per la qualificazione finché non siamo fuori, quindi dobbiamo solo continuare a concentrarci. Dobbiamo solo migliorare. Abbiamo un buon gruppo, lo staff ci aiuta sempre, ci mostra quello che dobbiamo fare. E ora credo che tocchi a noi. Penso che oggi abbiamo deluso tutti e abbiamo un’altra partita domenica, dobbiamo concentrarci su quella e scendere in campo con forza”.
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