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Hutchinson: “Non siamo stati umili. Chi non gioca non ha mostrato fame”
L’attaccante non ha nascosto la propria delusione, evidenziando come la squadra non sia riuscita a mettere in pratica quanto preparato durante la settimana. Secondo Hutchinson, il problema principale è stato un atteggiamento troppo poco aggressivo, soprattutto nelle prime fasi dell’incontro.
Hutchinson: “Abbiamo avuto un inizio molto lento”
Nella sua analisi, il giocatore ha individuato nell’approccio iniziale uno degli aspetti più negativi della prestazione. La squadra, pur conoscendo le indicazioni tattiche dello staff, non è riuscita a entrare immediatamente in partita.
“Penso che abbiamo avuto un inizio molto lento. Credo che mentalmente fossimo preparati: ci avevano mostrato tutte le tattiche, cosa avremmo dovuto fare e come iniziare. Credo che ultimamente stessimo avendo parecchi avvii a rilento, e anche se nel secondo tempo siamo scesi in campo con un atteggiamento un po’ più positivo, semplicemente non è bastato. Non credo che abbiamo dimostrato quella fame di arrivare sulla palla, di incidere sotto porta. Quindi sì, è stato tutto molto, molto lento”.
Parole che sottolineano una difficoltà non limitata alla singola partita, ma che secondo Hutchinson si sarebbe già manifestata in altre occasioni. Anche la reazione nella ripresa non è stata sufficiente per cambiare il risultato.
Il paragone con il derby e l’accusa ai compagni
Il passaggio più significativo dell’intervista riguarda il confronto con la prestazione offerta contro l’Inter. Hutchinson ha indicato quella partita come esempio dell’atteggiamento che il Milan dovrebbe mantenere in ogni occasione, indipendentemente dall’avversario e dai giocatori schierati.
“Penso solo che dobbiamo giocare come abbiamo fatto contro l’Inter. Potevi sentire l’energia nello spogliatoio, si percepiva che volevamo vincere. Penso che non abbiamo mostrato molta umiltà. Non abbiamo voluto… Insomma, tanti giocatori che non giocano non hanno mostrato quella fame di volere una maglia da titolare, e penso che questo non sia stato sufficiente. Credo che domenica dovremo partire forte ed essere bravi con la palla”.
L’attaccante ha quindi lanciato un messaggio diretto a chi ha avuto spazio contro il Ferencvaros: le opportunità per conquistare un posto da titolare devono essere accompagnate da impegno, intensità e voglia di mettersi in evidenza.
Qualificazione ancora possibile: “Dobbiamo solo migliorare”
Nonostante il risultato negativo, Hutchinson non considera definitivamente compromesse le possibilità del Milan in Europa League. Il calciatore ha invitato il gruppo a non perdere la concentrazione, ricordando che la squadra ha ancora la possibilità di reagire.
“I giochi non sono chiusi per la qualificazione finché non siamo fuori, quindi dobbiamo solo continuare a concentrarci. Dobbiamo solo migliorare. Abbiamo un buon gruppo, lo staff ci aiuta sempre, ci mostra quello che dobbiamo fare. E ora credo che tocchi a noi. Penso che oggi abbiamo deluso tutti e abbiamo un’altra partita domenica, dobbiamo concentrarci su quella e scendere in campo con forza”.
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Milan, Amorim furioso dopo il ko europeo: diversi giocatori rischiano
Al termine della partita, il tecnico portoghese non ha cercato attenuanti, esprimendo tutta la propria insoddisfazione per l’atteggiamento della squadra: “Non siamo pronti per essere competitivi su due fronti. Dobbiamo lavorare sul nostro modo di vedere il calcio e su come approcciamo le partite. Non ci sono scuse stasera, non c’è niente che io possa dire. Di solito ho tanto da dire per difendere la nostra squadra, questa sera no. Dobbiamo essere più umili e capire cos’è successo. Devo capire come cambiare questa mentalità provinciale. Tutti devono allenarsi come Pavlovic. Lui è pronto a morire in allenamento. È un buon esempio”.
Europa League, un rendimento che preoccupa
I risultati ottenuti finora nella competizione continentale alimentano interrogativi sulle reali ambizioni del Milan. Le sconfitte contro Benfica, Bournemouth e Ferencvaros evidenziano problemi che sembrano andare oltre il semplice rendimento di una singola serata. A finire sotto osservazione sono soprattutto l’atteggiamento di alcuni elementi importanti della rosa e il contributo offerto da diverse alternative.
Emblematico, in questo senso, il rendimento di Adrien Rabiot. Il centrocampista che in campionato riesce spesso a imporsi con personalità e intensità non sempre ha mostrato lo stesso livello nelle sfide europee. Una differenza di rendimento che pesa, soprattutto quando la squadra avrebbe bisogno dei suoi uomini più rappresentativi per affrontare gli appuntamenti internazionali.
Panchina corta e riserve sotto esame
Un altro problema riguarda la profondità dell’organico. Il Milan dispone di un undici titolare competitivo, capace di confrontarsi con avversari di alto livello, ma le alternative non sembrano garantire la stessa affidabilità. La costruzione della rosa, con una disponibilità limitata di ricambi realmente pronti, rischia così di diventare un ostacolo nella gestione dei due impegni stagionali.
Tra i giocatori maggiormente discussi c’è Pietro Terracciano. Il portiere, rimasto in squadra nonostante i dubbi già emersi nella precedente gestione, ha vissuto un percorso complicato: i 45 minuti poco convincenti contro il Benfica, l’espulsione rimediata da subentrato a Salisburgo e la prestazione negativa contro il Ferencvaros, accompagnata dai fischi di San Siro.
Anche Ardon Jashari non è riuscito finora a convincere pienamente. Dopo alcune apparizioni sufficienti, il centrocampista continua a mostrare difficoltà sul piano tecnico, tattico e dell’intensità. Un rendimento che fa discutere anche alla luce dell’investimento superiore ai 40 milioni di euro effettuato per portarlo in rossonero.
Diverso il discorso per Hutchinson: pur alternando prestazioni positive ad altre meno brillanti e mostrando ancora alcuni limiti, il suo atteggiamento viene considerato adeguato alle esigenze della squadra. Un aspetto che gli sta consentendo di trovare spazio con una certa continuità.
Bartesaghi ed Estupinan: la corsia sinistra è sotto osservazione
Anche sulla fascia mancina ci sono situazioni da monitorare. Le buone prove contro Salisburgo e Udinese avevano alimentato aspettative positive intorno a Bartesaghi, ma la gara con il Ferencvaros non ha confermato i progressi attesi. Il giovane prodotto del vivaio rossonero è tornato a evidenziare alcune difficoltà già emerse nella scorsa stagione, soprattutto per quanto riguarda personalità e attenzione.
Ancora più delicata la posizione di Estupinan, rimasto in panchina per tutti i novanta minuti nell’ultima sfida europea. L’esterno sembra aver perso terreno nelle scelte dell’allenatore e dovrà lavorare per riconquistare fiducia e spazio.
Per entrambi, dunque, le prossime settimane potrebbero rivelarsi decisive. Amorim vuole risposte concrete e un atteggiamento diverso da parte di tutto il gruppo: chi non riuscirà a cambiare passo rischia di scivolare ulteriormente nelle gerarchie rossonere.
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De Winter: “Oggi non andava niente, ora è dura parlare”
Il difensore rossonero non ha nascosto le difficoltà incontrate durante la partita, ammettendo di non avere una spiegazione immediata per quanto accaduto in campo. Secondo il giocatore, sarà necessario analizzare la prestazione e lavorare tutti insieme per evitare che situazioni simili possano ripetersi.
L’analisi della sconfitta: serve una reazione del gruppo
Interrogato sulle motivazioni del risultato negativo, De Winter ha riconosciuto che la squadra non è riuscita a esprimersi come avrebbe voluto, sottolineando l’importanza di un lavoro collettivo per superare il momento: “Oggi non andava niente, dobbiamo lavorare su questo. Non lo posso spiegare. Ci dobbiamo lavorare, il gruppo deve lavorarci. Ora è dura parlare”.
Parole che fotografano la delusione dello spogliatoio dopo una serata complicata, nella quale il Milan non è riuscito a trovare le risposte necessarie per portare a casa un risultato positivo.
De Winter individua il problema: “È tutto mentale”
Nel corso dell’intervista, il difensore ha poi concentrato l’attenzione sull’aspetto psicologico. Per De Winter, infatti, le difficoltà della squadra non riguardano soltanto gli episodi della singola partita, ma anche il modo in cui il gruppo si prepara e affronta gli impegni.
La concentrazione, l’approccio e la capacità di mantenere il giusto atteggiamento rappresentano elementi fondamentali da ritrovare: “È mentale, tutto è mentale. Come stiamo giocando, come approcciamo le partite. È tutto mentale”.
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Amorim: “Non eravamo pronti a giocare a calcio. O miglioriamo o finisce qui”
L’allenatore portoghese non ha trovato attenuanti per la prestazione dei suoi giocatori, concentrando le proprie critiche soprattutto sull’atteggiamento mostrato nel primo tempo. Secondo il tecnico, la squadra non è riuscita a mantenere lo stesso livello di attenzione e determinazione tra una competizione e l’altra. Un problema che, a suo giudizio, va affrontato immediatamente.
Amorim non cerca scuse: «Non eravamo preparati per giocare a calcio»
Nel post partita, l’allenatore rossonero ha espresso tutta la propria insoddisfazione per quanto visto in campo, sottolineando gli errori commessi dalla squadra e la mancanza di concentrazione.
«Non c’è spiegazione. Non c’è niente che io possa dire, soprattutto sul primo tempo. Non ricordo un altro primo tempo così. Si tratta di ambizione, concentrazione, ambizione. Abbiamo regalato opportunità, abbiamo fatto regali stupidi. Non eravamo preparati per giocare a calcio stasera. È difficile dire qualcosa per spiegare. Semplicemente non siamo stati pronti nel passare dal derby a quest’altra competizione. Quando giochi con la maglia del Milan hai una responsabilità e non puoi presentarti così. Probabilmente anche io non ho fatto in modo che la squadra scendesse in campo pronta».
Amorim ha quindi riconosciuto anche una parte delle proprie responsabilità, senza però risparmiare critiche ai calciatori. Il passaggio dalla vittoria contro l’Inter alla partita europea avrebbe richiesto un approccio completamente diverso, che il Milan non è riuscito a garantire.
«Non siamo pronti per essere competitivi su due fronti»
Il tecnico ha poi affrontato il tema della continuità, evidenziando le difficoltà della squadra nel gestire gli impegni ravvicinati tra campionato ed Europa League.
«Non siamo pronti per essere competitivi su due fronti. Dobbiamo lavorare sul nostro modo di vedere il calcio e su come approcciamo le partite. Non ci sono scuse stasera, non c’è niente che io possa dire. Di solito ho tanto da dire per difendere la nostra squadra, questa sera no. Dobbiamo essere più umili e capire cos’è successo».
Una presa di posizione molto netta, che evidenzia la necessità di cambiare mentalità. Per Amorim, il problema non riguarda soltanto le scelte tecniche o la formazione iniziale, ma soprattutto la capacità di affrontare ogni partita con la stessa determinazione.
Pavlovic come esempio: «È pronto a morire in allenamento»
Tra i passaggi più significativi delle dichiarazioni dell’allenatore c’è il riferimento a Pavlovic, indicato come modello per atteggiamento e dedizione durante gli allenamenti.
«Forse ho fatto qualcosa di sbagliato in questi due giorni, ma non a livello mentale. Anche l’anno scorso questa squadra ha avuto problemi analoghi. Dobbiamo trovare una soluzione. Stasera non siamo stati pronti, non siamo stati coraggiosi. Se non vinciamo dobbiamo fare di tutto per ribaltarla e non l’abbiamo visto. Tutti devono allenarsi come Pavlovic. Lui è pronto a morire in allenamento. È un buon esempio. A volte quando i giocatori non iniziano dall’inizio hanno delle difficoltà. Ma non ci sono scuse, avremmo dovuto vincere anche con chi ha cominciato da titolare».
Il difensore viene dunque indicato come riferimento per tutto il gruppo. Amorim ha voluto sottolineare che ogni componente della rosa deve farsi trovare pronto, indipendentemente dal minutaggio e dal ruolo ricoperto nelle gerarchie.
La soluzione passa dall’atteggiamento: «Dobbiamo risolvere»
Interrogato su come intervenire per evitare che episodi simili possano ripetersi, il tecnico ha ribadito la necessità di reagire immediatamente, partendo dagli aspetti più semplici del gioco.
«Dobbiamo risolvere! Non possiamo pensare che vada così e basta. Stasera avremmo dovuto fare tante cose meglio. Sarebbe bastato essere migliori sulle seconde palle, sarebbe andata molto meglio. Stasera non siamo stati in partita».
Un’analisi che mette in secondo piano gli aspetti puramente tecnici e tattici. Per Amorim, prima ancora della qualità individuale, serve recuperare intensità, attenzione e capacità di lottare su ogni pallone.
Europa League, il Milan non vuole arrendersi
Nonostante la pesante battuta d’arresto, l’allenatore ha escluso la possibilità di abbandonare gli obiettivi europei. La squadra dovrà continuare a lavorare per cercare di rimettere in piedi il proprio cammino nella competizione.
«Devo pensare al campionato ovviamente, ma dobbiamo fare bene anche in Europa League. Dobbiamo e possiamo vincere le partite nonostante le rotazioni. Dobbiamo essere pronti, ora non lo siamo, per giocare e vincere ogni tre giorni. Ma non mollerò questa competizione. Ma finché non ci condanna la matematica lotteremo in questa competizione come nelle altre».
La conferenza stampa: «Abbiamo fallito e deluso tutti»
Nel successivo incontro con i giornalisti, Amorim è tornato sulla prestazione del Milan, chiarendo che la sconfitta non può essere giustificata con le rotazioni o con le scelte relative all’undici iniziale.
RIFAREBBE LE STESSE SCELTE?
«Non si tratta della formazione titolare, si tratta della preparazione, di essere pronti mentalmente a vincere ogni partita e della responsabilità che abbiamo come club. Non importa chi scende in campo dal primo minuto, dobbiamo lottare per ogni seconda palla, curare i piccoli dettagli. Non parlo di tecnica, di fare magie o di vincere ogni singola gara: parlo delle piccole cose, di ciò che possiamo controllare. E oggi, specialmente nel primo tempo, non ci sono spiegazioni. Non ho nulla per difendere me stesso e i miei giocatori per la prestazione di oggi. La gestione dell’undici iniziale è legata anche al fatto che, se riproponiamo certi calciatori troppo spesso, rischiamo gli infortuni; devo gestire i minuti, devo immaginare come si svilupperà la partita, ma non voglio parlare della formazione titolare. Voglio dire che oggi non ci sono scuse per la nostra prestazione, soprattutto nei primi 45 minuti. Naturalmente lotteremo in questa competizione fino alla fine, ma la verità è che sembra che non riusciamo a mantenere lo stesso livello a distanza di tre giorni ed è su questo che dobbiamo lavorare».
COSA DIRÀ AI GIOCATORI?
«Poi avremo tempo per valutare quello che abbiamo fatto oggi. Ma credo che sia stato chiarissimo per tutti. Persino i giocatori in campo hanno capito che non possiamo ripetere quello che abbiamo fatto, specialmente nel primo tempo. Possiamo perdere contro qualsiasi avversario, l’avevo detto in conferenza stampa, ma è ovvio che dobbiamo cambiare mentalità: non siamo il tipo di club in cui non importa il contesto, il turnover o gli infortuni. Non importa nulla di tutto questo. Quando indossiamo questa maglia abbiamo una responsabilità enorme e oggi abbiamo fallito. Abbiamo deluso tutti, soprattutto arrivando da una vittoria. Non siamo ancora pronti per essere competitivi ogni singolo giorno, e questo è un problema enorme per la nostra squadra».
IL MILAN NON È PRONTO PER ESSERE COMPETITIVO SU DUE FRONTI?
«Troviamo le ragioni e troviamo le soluzioni per risolvere questo problema. Ma non sono io a dirlo, ma è in base ai risultati, perché qui posso dire quello che voglio. Dico che stiamo dimostrando di non essere pronti, che abbiamo ancora molto lavoro da fare e che ci serve tempo per allenarci, per cambiare la nostra mentalità. Questa è la mia sensazione, ma non sono io a sostenerlo: sono i fatti che lo dimostrano. E la partita di oggi ne è stata la prova: non siamo pronti mentalmente. Non c’entra nulla l’aspetto tecnico. Non c’entra il turnover. Non potete venirmi a raccontare che la formazione titolare non era all’altezza per vincere la partita. Tutte le occasioni concesse, specialmente all’inizio, ce le siamo regalate da soli. Ricordo certe reazioni quando perdevamo palla: non erano affatto le stesse che abbiamo visto tre giorni fa, e avevamo avuto quattro giorni per riposare. Quindi non sono io a parlare, è quello che stiamo mostrando in campo. E se la squadra parla, non sono io a farlo. Dico semplicemente quello che vedo, perché voi non siete stupidi e io non voglio prendere in giro i miei giocatori. Quindi ho tutte le ragioni per difendere la squadra e quando parlo in questi termini mi assumo la responsabilità in primis io, perché la squadra… è una mia responsabilità. Ma non possiamo permetterci di fare una cosa del genere, soprattutto nel primo tempo, davanti ai nostri tifosi, a casa nostra. Non possiamo farlo, dobbiamo migliorare, altrimenti finisce qui».
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