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Milan, Theo tenta Leao: l’Al-Hilal sogna di ricomporre la coppia “Theao”
Il futuro di Rafael Leao continua a essere uno dei temi più caldi dell’estate rossonera.
Dopo le recenti dichiarazioni del portoghese, che ha manifestato il desiderio di affrontare una nuova esperienza lontano dal Milan, attorno al numero 10 si stanno moltiplicando le indiscrezioni di mercato. Tra le ipotesi emerse nelle ultime settimane c’è anche quella che porta all’Al-Hilal, club saudita che avrebbe individuato nell’attaccante uno dei principali obiettivi per rinforzare ulteriormente la propria rosa.
Theo Hernandez prova a fare da sponsor
A spingere per questa soluzione ci sarebbe Theo Hernandez. L’ex terzino rossonero, trasferitosi all’Al-Hilal la scorsa estate, vorrebbe ritrovare sulla corsia sinistra il compagno con cui ha costruito una delle catene offensive più devastanti della Serie A negli ultimi anni. L’intesa tra i due, diventata celebre tra i tifosi del Milan con il soprannome di “Theao”, potrebbe dunque tornare protagonista, questa volta nel campionato saudita.
Secondo le indiscrezioni, al momento si tratterebbe soprattutto di un’opera di persuasione da parte del francese piuttosto che di una vera e propria trattativa avanzata. Tuttavia, il legame tra i due calciatori e l’ambizione dell’Al-Hilal potrebbero rappresentare fattori importanti nel corso delle prossime settimane.
Inzaghi pronto ad accogliere il portoghese
A rendere ancora più interessante lo scenario c’è la presenza di Simone Inzaghi sulla panchina del club saudita. L’allenatore italiano sarebbe ben felice di aggiungere alla propria rosa un talento del calibro di Leao, considerato uno dei giocatori più determinanti del panorama europeo quando riesce a esprimersi al massimo delle proprie potenzialità.
L’Al-Hilal dispone delle risorse economiche necessarie per tentare un’operazione di grande impatto internazionale e potrebbe garantire al portoghese un contratto estremamente vantaggioso. Resta però da capire se il giocatore sarà disposto a lasciare il calcio europeo in una fase ancora centrale della propria carriera.
Premier League e Liga restano le destinazioni preferite
Nonostante l’interesse saudita, le priorità di Leao sembrano orientate verso altri campionati. Lo stesso attaccante ha recentemente spiegato di ritenere la Premier League e la Liga contesti più adatti a valorizzare le proprie caratteristiche tecniche e atletiche. Un messaggio che lascia intendere come l’eventuale trasferimento in Arabia Saudita non rappresenti, almeno per il momento, la soluzione preferita.
L’estate di mercato è però ancora lunga e il Milan sa che la situazione potrebbe evolversi rapidamente. Se da un lato i grandi club inglesi e spagnoli continuano a monitorare il giocatore, dall’altro l’Al-Hilal può contare su due alleati importanti: l’amicizia con Theo Hernandez e la presenza in panchina di Simone Inzaghi. Elementi che potrebbero trasformare un semplice desiderio in una trattativa concreta nelle prossime settimane.
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Amorim: “Non eravamo pronti a giocare a calcio. O miglioriamo o finisce qui”
L’allenatore portoghese non ha trovato attenuanti per la prestazione dei suoi giocatori, concentrando le proprie critiche soprattutto sull’atteggiamento mostrato nel primo tempo. Secondo il tecnico, la squadra non è riuscita a mantenere lo stesso livello di attenzione e determinazione tra una competizione e l’altra. Un problema che, a suo giudizio, va affrontato immediatamente.
Amorim non cerca scuse: «Non eravamo preparati per giocare a calcio»
Nel post partita, l’allenatore rossonero ha espresso tutta la propria insoddisfazione per quanto visto in campo, sottolineando gli errori commessi dalla squadra e la mancanza di concentrazione.
«Non c’è spiegazione. Non c’è niente che io possa dire, soprattutto sul primo tempo. Non ricordo un altro primo tempo così. Si tratta di ambizione, concentrazione, ambizione. Abbiamo regalato opportunità, abbiamo fatto regali stupidi. Non eravamo preparati per giocare a calcio stasera. È difficile dire qualcosa per spiegare. Semplicemente non siamo stati pronti nel passare dal derby a quest’altra competizione. Quando giochi con la maglia del Milan hai una responsabilità e non puoi presentarti così. Probabilmente anche io non ho fatto in modo che la squadra scendesse in campo pronta».
Amorim ha quindi riconosciuto anche una parte delle proprie responsabilità, senza però risparmiare critiche ai calciatori. Il passaggio dalla vittoria contro l’Inter alla partita europea avrebbe richiesto un approccio completamente diverso, che il Milan non è riuscito a garantire.
«Non siamo pronti per essere competitivi su due fronti»
Il tecnico ha poi affrontato il tema della continuità, evidenziando le difficoltà della squadra nel gestire gli impegni ravvicinati tra campionato ed Europa League.
«Non siamo pronti per essere competitivi su due fronti. Dobbiamo lavorare sul nostro modo di vedere il calcio e su come approcciamo le partite. Non ci sono scuse stasera, non c’è niente che io possa dire. Di solito ho tanto da dire per difendere la nostra squadra, questa sera no. Dobbiamo essere più umili e capire cos’è successo».
Una presa di posizione molto netta, che evidenzia la necessità di cambiare mentalità. Per Amorim, il problema non riguarda soltanto le scelte tecniche o la formazione iniziale, ma soprattutto la capacità di affrontare ogni partita con la stessa determinazione.
Pavlovic come esempio: «È pronto a morire in allenamento»
Tra i passaggi più significativi delle dichiarazioni dell’allenatore c’è il riferimento a Pavlovic, indicato come modello per atteggiamento e dedizione durante gli allenamenti.
«Forse ho fatto qualcosa di sbagliato in questi due giorni, ma non a livello mentale. Anche l’anno scorso questa squadra ha avuto problemi analoghi. Dobbiamo trovare una soluzione. Stasera non siamo stati pronti, non siamo stati coraggiosi. Se non vinciamo dobbiamo fare di tutto per ribaltarla e non l’abbiamo visto. Tutti devono allenarsi come Pavlovic. Lui è pronto a morire in allenamento. È un buon esempio. A volte quando i giocatori non iniziano dall’inizio hanno delle difficoltà. Ma non ci sono scuse, avremmo dovuto vincere anche con chi ha cominciato da titolare».
Il difensore viene dunque indicato come riferimento per tutto il gruppo. Amorim ha voluto sottolineare che ogni componente della rosa deve farsi trovare pronto, indipendentemente dal minutaggio e dal ruolo ricoperto nelle gerarchie.
La soluzione passa dall’atteggiamento: «Dobbiamo risolvere»
Interrogato su come intervenire per evitare che episodi simili possano ripetersi, il tecnico ha ribadito la necessità di reagire immediatamente, partendo dagli aspetti più semplici del gioco.
«Dobbiamo risolvere! Non possiamo pensare che vada così e basta. Stasera avremmo dovuto fare tante cose meglio. Sarebbe bastato essere migliori sulle seconde palle, sarebbe andata molto meglio. Stasera non siamo stati in partita».
Un’analisi che mette in secondo piano gli aspetti puramente tecnici e tattici. Per Amorim, prima ancora della qualità individuale, serve recuperare intensità, attenzione e capacità di lottare su ogni pallone.
Europa League, il Milan non vuole arrendersi
Nonostante la pesante battuta d’arresto, l’allenatore ha escluso la possibilità di abbandonare gli obiettivi europei. La squadra dovrà continuare a lavorare per cercare di rimettere in piedi il proprio cammino nella competizione.
«Devo pensare al campionato ovviamente, ma dobbiamo fare bene anche in Europa League. Dobbiamo e possiamo vincere le partite nonostante le rotazioni. Dobbiamo essere pronti, ora non lo siamo, per giocare e vincere ogni tre giorni. Ma non mollerò questa competizione. Ma finché non ci condanna la matematica lotteremo in questa competizione come nelle altre».
La conferenza stampa: «Abbiamo fallito e deluso tutti»
Nel successivo incontro con i giornalisti, Amorim è tornato sulla prestazione del Milan, chiarendo che la sconfitta non può essere giustificata con le rotazioni o con le scelte relative all’undici iniziale.
RIFAREBBE LE STESSE SCELTE?
«Non si tratta della formazione titolare, si tratta della preparazione, di essere pronti mentalmente a vincere ogni partita e della responsabilità che abbiamo come club. Non importa chi scende in campo dal primo minuto, dobbiamo lottare per ogni seconda palla, curare i piccoli dettagli. Non parlo di tecnica, di fare magie o di vincere ogni singola gara: parlo delle piccole cose, di ciò che possiamo controllare. E oggi, specialmente nel primo tempo, non ci sono spiegazioni. Non ho nulla per difendere me stesso e i miei giocatori per la prestazione di oggi. La gestione dell’undici iniziale è legata anche al fatto che, se riproponiamo certi calciatori troppo spesso, rischiamo gli infortuni; devo gestire i minuti, devo immaginare come si svilupperà la partita, ma non voglio parlare della formazione titolare. Voglio dire che oggi non ci sono scuse per la nostra prestazione, soprattutto nei primi 45 minuti. Naturalmente lotteremo in questa competizione fino alla fine, ma la verità è che sembra che non riusciamo a mantenere lo stesso livello a distanza di tre giorni ed è su questo che dobbiamo lavorare».
COSA DIRÀ AI GIOCATORI?
«Poi avremo tempo per valutare quello che abbiamo fatto oggi. Ma credo che sia stato chiarissimo per tutti. Persino i giocatori in campo hanno capito che non possiamo ripetere quello che abbiamo fatto, specialmente nel primo tempo. Possiamo perdere contro qualsiasi avversario, l’avevo detto in conferenza stampa, ma è ovvio che dobbiamo cambiare mentalità: non siamo il tipo di club in cui non importa il contesto, il turnover o gli infortuni. Non importa nulla di tutto questo. Quando indossiamo questa maglia abbiamo una responsabilità enorme e oggi abbiamo fallito. Abbiamo deluso tutti, soprattutto arrivando da una vittoria. Non siamo ancora pronti per essere competitivi ogni singolo giorno, e questo è un problema enorme per la nostra squadra».
IL MILAN NON È PRONTO PER ESSERE COMPETITIVO SU DUE FRONTI?
«Troviamo le ragioni e troviamo le soluzioni per risolvere questo problema. Ma non sono io a dirlo, ma è in base ai risultati, perché qui posso dire quello che voglio. Dico che stiamo dimostrando di non essere pronti, che abbiamo ancora molto lavoro da fare e che ci serve tempo per allenarci, per cambiare la nostra mentalità. Questa è la mia sensazione, ma non sono io a sostenerlo: sono i fatti che lo dimostrano. E la partita di oggi ne è stata la prova: non siamo pronti mentalmente. Non c’entra nulla l’aspetto tecnico. Non c’entra il turnover. Non potete venirmi a raccontare che la formazione titolare non era all’altezza per vincere la partita. Tutte le occasioni concesse, specialmente all’inizio, ce le siamo regalate da soli. Ricordo certe reazioni quando perdevamo palla: non erano affatto le stesse che abbiamo visto tre giorni fa, e avevamo avuto quattro giorni per riposare. Quindi non sono io a parlare, è quello che stiamo mostrando in campo. E se la squadra parla, non sono io a farlo. Dico semplicemente quello che vedo, perché voi non siete stupidi e io non voglio prendere in giro i miei giocatori. Quindi ho tutte le ragioni per difendere la squadra e quando parlo in questi termini mi assumo la responsabilità in primis io, perché la squadra… è una mia responsabilità. Ma non possiamo permetterci di fare una cosa del genere, soprattutto nel primo tempo, davanti ai nostri tifosi, a casa nostra. Non possiamo farlo, dobbiamo migliorare, altrimenti finisce qui».
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Milan, notte fonda a San Siro: il Ferencvaros vince 2-0 e mette in salita il cammino europeo dei rossoneri
Serata da dimenticare per il Milan, che cade clamorosamente tra le mura amiche contro il Ferencvaros, incassando una sconfitta per 0-2 nella League Phase di Europa League. Un risultato pesante, non soltanto per il valore dell’avversario, ma soprattutto per le conseguenze sulla classifica e sulle possibilità di proseguire il percorso europeo. Per i rossoneri si tratta infatti del terzo passo falso nelle prime quattro partite, un bilancio decisamente negativo che mette a rischio anche la qualificazione ai playoff.
Un primo tempo senza idee e con troppe concessioni
Rispetto alla formazione scesa in campo nel derby, Amorim sceglie di apportare diversi cambi, concedendo spazio a giocatori meno impiegati. Tra le novità principali figurano Torriani in porta, al posto dello squalificato Maignan, e Terracciano e Bartesaghi in difesa. A centrocampo e in attacco, invece, vengono inizialmente lasciati a riposo alcuni elementi importanti come Moreira, Modric e Pulisic.
Le rotazioni, tuttavia, non producono gli effetti sperati. Il Milan fatica a trovare ritmo, commette numerosi errori e lascia troppo spazio agli avversari. Nel primo tempo Joseph riesce a rendersi pericoloso in almeno tre circostanze, ma Torriani evita il peggio con alcuni interventi decisivi. Dall’altra parte, i padroni di casa costruiscono pochissimo: l’occasione più significativa arriva con Cisse, che calcia sopra la traversa dopo una sponda di Ramos.
Joseph colpisce due volte, il Milan sprofonda
Insoddisfatto dell’atteggiamento della squadra, Amorim interviene durante l’intervallo inserendo Moreira, Gila e Pulisic. La ripresa sembra iniziare con maggiore convinzione da parte dei rossoneri, ma al 52’ arriva l’episodio che cambia la partita. Un retropassaggio impreciso di De Winter mette in difficoltà Torriani e spalanca la strada a Joseph, che ne approfitta portando avanti il Ferencvaros.
Il Milan prova a reagire e Hutchinson sfiora immediatamente il pareggio, senza però riuscire a inquadrare lo specchio della porta. Gli ungheresi, al contrario, dimostrano organizzazione, intensità e grande concretezza. Al 66’ arriva così il raddoppio: Zachariassen serve Joseph in campo aperto e l’attaccante completa la propria serata da protagonista firmando la doppietta personale.
Nel finale Amorim prova a cambiare ulteriormente le carte in tavola, inserendo anche Camarda e Modric. I tentativi rossoneri, però, non producono risultati concreti. Neppure l’espulsione di Yusuf, punito dall’arbitro Schnyder dopo un intervento a gioco fermo ai danni di Gila, riesce a riaprire la partita.
Dopo quattro minuti di recupero arriva il triplice fischio: il Ferencvaros festeggia una vittoria meritata, mentre San Siro accompagna i giocatori del Milan con una pioggia di fischi.
Qualificazione a rischio: adesso non si può più sbagliare
Il successo permette al Ferencvaros di rimanere a punteggio pieno nella classifica della League Phase. Situazione decisamente diversa per il Milan, fermo a quota tre punti e chiamato a cambiare immediatamente marcia.
Le prossime sfide contro Olympiacos e Sunderland assumono un’importanza fondamentale. Per continuare a coltivare ambizioni europee servirà una reazione concreta, sia sul piano del gioco sia sotto il profilo dell’atteggiamento. La prestazione contro gli ungheresi ha evidenziato fragilità difensive, poca incisività offensiva e una preoccupante mancanza di personalità. La strada verso i playoff si è fatta decisamente più complicata.
TABELLINO
MILAN-FERENCVAROS 0-2
Marcatori: 52’, 66’ Joseph (F).
MILAN (4-4-1-1): Torriani; Terracciano, De Winter, Diawara (46’ Gila), Bartesaghi (67’ Camarda); Hutchinson, Musah (46’ Moreira), Jashari (64’ Modric), Cisse (46’ Pulisic); Rabiot; Ramos. Allenatore: Amorim.
FERENCVAROS (4-3-3): Dibusz; Osvath, Gomez, Raemaekers, Cadu; Bero (67’ Madarasz), A. Nagy, Corbu (92’ Arzani); Zachariassen (86’ Maiga), Joseph (67’ Yusuf), Birmancevic (86’ Levi). Allenatore: Borbely.
ARBITRO: Schnyder.
AMMONITI: Cisse (M), De Winter (M), Nagy (F).
ESPULSI: Yusuf (F).
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Milan, accordo raggiunto con Markus Krösche: indennizzo all’Eintracht, sarà il nuovo Head of Football

I TIFOSI DEL MILAN ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
La ricerca del nuovo responsabile dell’area sportiva del Milan sembra essere arrivata alla svolta definitiva. Dopo mesi di indiscrezioni, valutazioni e contatti, la società rossonera ha individuato in Markus Krösche il profilo giusto per entrare nell’organigramma dirigenziale e occuparsi della gestione del settore calcistico. La scelta porta la firma di Gerry Cardinale, che avrebbe individuato nel dirigente tedesco la figura ideale per il progetto futuro del club.
Milan, intesa raggiunta con Krösche
Secondo quanto riportato da Matteo Moretto, l’intesa è stata raggiunta e Krösche si prepara così a iniziare una nuova esperienza professionale in Italia. Salvo cambiamenti dell’ultimo momento, il suo ingresso operativo a Casa Milan è previsto per il prossimo 1° gennaio 2027. Il ruolo individuato per lui sarà quello di Head of Football, una posizione centrale nella definizione delle strategie sportive e nella gestione dell’area tecnica.

Le dimissioni dall’Eintracht non bastavano
La strada che ha portato all’accordo non è stata priva di ostacoli. Krösche aveva già presentato le proprie dimissioni dall’Eintracht Francoforte nelle scorse settimane e il club tedesco aveva accettato la decisione. Tuttavia, questo passaggio non aveva comportato automaticamente la risoluzione del rapporto contrattuale.
Il dirigente risultava infatti ancora legato alla società tedesca da un accordo con scadenza fissata al 30 giugno 2027. Una situazione che ha richiesto un confronto diretto tra le due società per trovare una soluzione definitiva e consentire al Milan di procedere con il nuovo incarico.
Indennizzo all’Eintracht: così si sblocca l’operazione per il Milan
La questione contrattuale è stata risolta attraverso un’intesa economica tra Milan ed Eintracht Francoforte. Per ottenere la disponibilità immediata del dirigente tedesco, il club rossonero riconoscerà infatti un indennizzo alla società di Bundesliga.
Si chiude così una trattativa che aveva assunto contorni sempre più concreti nelle ultime settimane, dopo che il nome di Krösche era già stato accostato al Milan durante la scorsa estate. Cardinale ha deciso di puntare su di lui per rafforzare la struttura dirigenziale e dare una nuova organizzazione all’area sportiva.
Adesso l’attenzione si sposta sull’inizio della sua avventura in rossonero: dal gennaio 2027 Krösche sarà chiamato a mettere la propria esperienza al servizio del Milan, contribuendo alle scelte strategiche e alla costruzione del progetto calcistico del club.
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