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Milan, dal trionfo di Atene alle difficoltà attuali: il glorioso DNA europeo sembra smarrito

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Markus Krösche Milan
Per decenni il Milan è stato uno dei club più prestigiosi e temuti del panorama calcistico internazionale.
La sua storia europea è caratterizzata da grandi successi, campioni indimenticabili e allenatori capaci di lasciare un segno profondo nella storia del calcio. I sette trionfi in Coppa dei Campioni e Champions League, un primato italiano nettamente superiore alle tre vittorie dell’Inter e alle due della Juventus, testimoniano il peso della società rossonera in Europa.

Dalle squadre guidate da Nereo Rocco, con protagonisti come Cesare Maldini e Gianni Rivera, fino alle formazioni di Arrigo Sacchi e Fabio Capello, passando per l’epoca di Carlo Ancelotti, Paolo Maldini, Shevchenko e Kakà, il Milan ha costruito un’identità riconoscibile. Un patrimonio storico spesso definito come il suo DNA europeo.

Eppure, a vent’anni dall’ultima Champions League conquistata ad Atene nel 2007, quella tradizione sembra essersi progressivamente indebolita. I risultati ottenuti nelle stagioni successive raccontano una parabola caratterizzata da diverse difficoltà, lunghe assenze dalle competizioni continentali e prestazioni spesso inferiori alle aspettative.

Dopo Atene inizia un lento declino

La vittoria contro il Liverpool nella finale del 2007, decisa dalla doppietta di Filippo Inzaghi, rappresenta l’ultimo grande trionfo europeo del Milan. Negli anni immediatamente successivi, la squadra riesce comunque a mantenere una presenza abbastanza costante in Champions League, soprattutto durante le gestioni di Leonardo e Massimiliano Allegri.

Tuttavia, anche in quel periodo i segnali di un ridimensionamento iniziano a diventare evidenti. Nelle sei partecipazioni alla massima competizione continentale comprese tra il 2007 e il 2014, i rossoneri raggiungono i quarti di finale soltanto una volta, mentre nelle altre occasioni vengono eliminati agli ottavi.

Dopo la stagione 2013/2014 arriva una lunga fase negativa: per tre annate consecutive il Diavolo rimane fuori dalle coppe europee. Il ritorno avviene nel 2017/2018, quando Vincenzo Montella conquista la qualificazione all’Europa League. Il percorso, però, non regala grandi soddisfazioni: prima arriva l’eliminazione agli ottavi contro l’Arsenal, poi l’uscita dalla fase a gironi per mano di Betis e Olympiacos. Nel 2019/2020, inoltre, il club viene escluso dalle competizioni UEFA per violazioni del Fair Play Finanziario.

L’era Pioli e la semifinale contro l’Inter

Dopo un’altra stagione senza impegni continentali, il Milan ritrova l’Europa League sotto la guida di Stefano Pioli. Anche in questo caso, però, il cammino si interrompe agli ottavi, con il Manchester United a decretare l’eliminazione.

Nel 2021/2022 i rossoneri tornano finalmente in Champions League, la competizione che per tradizione rappresenta il loro habitat naturale. Il sorteggio, tuttavia, propone un girone particolarmente impegnativo con Liverpool, Atlético Madrid e Porto. Il Milan conclude all’ultimo posto, senza riuscire a superare la fase iniziale.

La stagione successiva offre invece la migliore prestazione europea del club dal 2007. Da campione d’Italia, la squadra di Pioli supera il girone alle spalle del Chelsea, elimina il Tottenham agli ottavi e conquista una storica semifinale dopo aver superato il Napoli ai quarti. Il sogno di tornare in finale, però, si infrange contro l’Inter, vincitrice del doppio confronto.

Nel 2023/2024 il percorso è nuovamente altalenante: il Milan viene eliminato dalla Champions League nella fase a gironi, prosegue in Europa League e si ferma ai quarti contro la Roma di Daniele De Rossi. Ancora più deludente è l’annata successiva, con l’uscita ai playoff per gli ottavi di Champions League contro il Feyenoord.

La situazione attuale e i numeri degli ultimi vent’anni

Dopo aver mancato la qualificazione alla Champions League nella stagione 2025/2026, i rossoneri si ritrovano nuovamente a disputare l’Europa League. L’avvio del percorso continentale, però, non è incoraggiante: il bilancio descritto nell’analisi è di appena tre punti in quattro partite, con tre sconfitte, nessun gol realizzato e almeno due reti subite in ogni gara persa.

Un andamento che alimenta interrogativi sulla capacità del Milan di ritrovare quella mentalità internazionale che per tanto tempo lo ha contraddistinto. La storia del club resta prestigiosa, ma i risultati più recenti mostrano una distanza significativa rispetto agli anni in cui i rossoneri erano stabilmente tra le grandi protagoniste d’Europa.

Milan, gli ultimi 20 anni nelle competizioni europee

  • 2006/2007 – UEFA Champions League: Campione d’Europa (Carlo Ancelotti)
  • 2007/2008 – UEFA Champions League: Ottavi di finale – eliminato dall’Arsenal (Carlo Ancelotti)
  • 2008/2009 – Coppa UEFA: Sedicesimi di finale – eliminato dal Werder Brema (Carlo Ancelotti)
  • 2009/2010 – UEFA Champions League: Ottavi di finale – eliminato dal Manchester United (Leonardo)
  • 2010/2011 – UEFA Champions League: Ottavi di finale – eliminato dal Tottenham (Massimiliano Allegri)
  • 2011/2012 – UEFA Champions League: Quarti di finale – eliminato dal Barcellona (Massimiliano Allegri)
  • 2012/2013 – UEFA Champions League: Ottavi di finale – eliminato dal Barcellona (Massimiliano Allegri)
  • 2013/2014 – UEFA Champions League: Ottavi di finale – eliminato dall’Atlético Madrid (Massimiliano Allegri, poi Clarence Seedorf)
  • 2014/2015 – Nessuna competizione europea: Non qualificato (Filippo Inzaghi)
  • 2015/2016 – Nessuna competizione europea: Non qualificato (Siniša Mihajlović, poi Cristian Brocchi)
  • 2016/2017 – Nessuna competizione europea: Non qualificato (Vincenzo Montella)
  • 2017/2018 – UEFA Europa League: Ottavi di finale – eliminato dall’Arsenal (Vincenzo Montella, poi Gennaro Gattuso)
  • 2018/2019 – UEFA Europa League: Fase a gironi – eliminato nel gruppo da Betis e Olympiakos (Gennaro Gattuso)
  • 2019/2020 – Nessuna competizione europea: Escluso dall’UEFA per violazione del Fair Play Finanziario (Marco Giampaolo, poi Stefano Pioli)
  • 2020/2021 – UEFA Europa League: Ottavi di finale – eliminato dal Manchester United (Stefano Pioli)
  • 2021/2022 – UEFA Champions League: Fase a gironi – eliminato nel gruppo da Liverpool, Atlético Madrid e Porto (Stefano Pioli)
  • 2022/2023 – UEFA Champions League: Semifinale – eliminato dall’Inter (Stefano Pioli)
  • 2023/2024 – UEFA Champions League / Europa League: Fase a gironi UCL / Quarti di finale UEL – eliminato dalla Roma (Stefano Pioli)
  • 2024/2025 – UEFA Champions League: Playoff per gli ottavi di finale – eliminato dal Feyenoord (Paulo Fonseca, poi Sergio Conceiçao)
  • 2025/2026 – Nessuna competizione europea: Non qualificato (Massimiliano Allegri)
  • 2026/2027 – UEFA Europa League: In corso nella Fase Campionato (Ruben Amorim)

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Milan, Amorim sulle orme di Cesare Maldini: una statistica riporta indietro nel tempo

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Il Milan di Rúben Amorim è chiamato a dimostrare di aver archiviato la brutta prestazione in Europa League.
Dopo l’ennesimo risultato negativo sul palcoscenico internazionale, culminato nella deludente prova contro gli ungheresi del Ferencváros, la squadra rossonera deve ritrovare subito concentrazione e determinazione.

L’obiettivo è dare continuità al buon rendimento mostrato in campionato, dove il Diavolo arriva anche con il morale alto grazie alla vittoria conquistata nel derby contro l’Inter. Un successo importante, che ha confermato le potenzialità della formazione milanista e ha offerto nuove certezze in vista dei prossimi impegni.

Il calendario, però, propone subito un ostacolo da non sottovalutare. Domenica alle ore 15:00 il Milan sarà impegnato in trasferta contro il Genoa, allenato da Daniele De Rossi. I rossoblù stanno attraversando un momento particolarmente positivo in Serie A e rappresentano quindi un avversario insidioso, soprattutto davanti al proprio pubblico.

Amorim e il paragone con Cesare Maldini: i numeri in attacco

Al di là delle difficoltà incontrate in Europa, il percorso del Milan in campionato presenta alcuni dati interessanti. La squadra guidata da Amorim ha infatti realizzato 21 reti nelle prime dieci giornate di Serie A, un bottino che permette al tecnico portoghese di avvicinarsi a un primato storico del club.

Per trovare un allenatore rossonero capace di fare meglio nelle prime undici partite alla guida della squadra in campionato bisogna tornare molto indietro nel tempo, precisamente al 1972. In quell’occasione fu Cesare Maldini a raggiungere quota 25 gol, un rendimento offensivo superiore a quello attualmente registrato dal Milan di Amorim.

Il confronto è significativo perché mette in evidenza la capacità della formazione attuale di trovare con continuità la via della rete. Il tecnico portoghese ha già costruito una squadra produttiva in fase offensiva, anche se il paragone con Maldini resta legato a un dato statistico e non rappresenta, da solo, un giudizio complessivo sul valore delle due formazioni.

Trasferte, il Milan punta a un altro traguardo

Un’altra statistica interessante riguarda il rendimento esterno dei rossoneri. Nelle prime cinque partite disputate lontano da San Siro in questa Serie A, il Milan ha ottenuto due vittorie e tre pareggi, riuscendo quindi a mantenere l’imbattibilità.

Si tratta di un dato che assume ancora più rilevanza se inserito nel contesto delle ultime stagioni. Tra il 2020/2021 e il 2025/2026, considerando anche il campionato in corso, il Milan è riuscito in tre occasioni a non perdere nessuna delle prime sei gare disputate in trasferta.

Un risultato condiviso finora con Inter e Napoli, ma che potrebbe trasformarsi in un primato esclusivo. Se dovesse evitare la sconfitta anche nella prossima trasferta, infatti, il Milan diventerebbe l’unica squadra capace di raggiungere questo traguardo per quattro volte nel periodo considerato.

La sfida contro il Genoa assume dunque un’importanza ulteriore: oltre alla necessità di riscattare la delusione europea e dare continuità al successo nel derby, Amorim ha l’opportunità di consolidare il percorso in campionato e confermare numeri che, almeno sul piano statistico, riportano alla memoria alcune pagine significative della storia rossonera.

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Tonali sul Milan: “Sarò un tifoso per tutta la vita, lo seguo sempre”

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Milan
Il trasferimento in Premier League non ha cambiato i sentimenti di Sandro Tonali nei confronti del Milan.
Il centrocampista italiano, oggi al Tottenham dopo l’esperienza con il Newcastle, continua a seguire con grande affetto le vicende della sua ex squadra. A confermarlo è stato lo stesso giocatore nel corso di un’intervista rilasciata a Sky Sport, durante la quale ha parlato anche del momento della Nazionale italiana e del lavoro svolto con Roberto Mancini.

Tonali e il legame con il Milan: la fede rossonera non cambia

Nonostante la distanza e il cambio di maglia, Sandro Tonali non ha mai nascosto il proprio attaccamento ai colori rossoneri. Il centrocampista, che ha vestito la maglia del Milan prima di trasferirsi in Inghilterra, continua a seguire regolarmente le partite della squadra milanese.

Un rapporto speciale, nato anche dalla passione che il giocatore ha sempre manifestato per il Diavolo. Nel corso dell’intervista a Sky Sport, Tonali ha ribadito che il suo affetto per il club non è legato alla presenza di determinati compagni o alla possibilità di farne ancora parte.

Queste le sue parole:

«Se seguo il Milan? Sì, sempre. Ma quello rimarrà anche fra vent’anni: lo guardo sempre, anche se sento un po’ meno i giocatori perché ormai sono cambiati in tanti. Io credo che un tifoso non possa mai cambiare la sua fede. E sarà così per tutta la mia vita».

Una dichiarazione che conferma quanto il centrocampista sia rimasto legato all’ambiente milanista. Anche se oggi la sua carriera prosegue lontano da San Siro, il Milan continua a occupare un posto speciale nei suoi pensieri.

Nazionale italiana, Tonali promuove il lavoro di Mancini

Nel corso della stessa intervista, il centrocampista ha affrontato anche il tema della Nazionale italiana, soffermandosi sul ritorno di Roberto Mancini alla guida del gruppo. Tonali ha sottolineato soprattutto l’importanza del lavoro svolto dal commissario tecnico per riportare ordine, organizzazione e fiducia all’interno della squadra.

Secondo il giocatore, fin dalle prime sedute di allenamento è stato possibile lavorare su aspetti fondamentali, valorizzando le qualità tecniche presenti nella rosa e migliorando l’intesa tra i diversi reparti.

Tonali ha spiegato così le sensazioni vissute dal gruppo:

«Conosce bene l’ambiente. Appena arrivato ha messo ordine: era quello che serviva all’inizio. Piano piano abbiamo messo dentro tanto lavoro puntando sulla qualità, perché la qualità dei giocatori c’è e l’abbiamo visto sia in Turchia, sia in Francia. Mancini ci sta facendo capire che siamo giocatori forti, che bisogna giocare attaccando e difendendosi da squadra sempre, tutte le partite, tutti i 90 minuti. Ci ha infuso un po’ più di lucidità durante le partite».

L’importanza dell’organizzazione e del lavoro di squadra

Tra gli aspetti maggiormente evidenziati da Tonali c’è la crescita dell’organizzazione tattica. Il centrocampista ha individuato nella partita disputata in trasferta contro la Turchia un esempio concreto dei progressi compiuti dalla Nazionale dopo la sconfitta contro il Belgio.

In quell’occasione, secondo il giocatore, l’Italia è riuscita a mettere in mostra non soltanto qualità e aggressività, ma anche una maggiore capacità di occupare gli spazi e collaborare tra i reparti.

A tal proposito, Tonali ha aggiunto:

«Come esempio, prendo la partita fuori casa in Turchia che è stata la prima dopo la sconfitta del Belgio, la prima delle tre partite positive. Nel primo tempo non siamo stati solo aggressivi e pieni di qualità, ma eravamo ordinati in campo: ognuno sapeva quello che doveva fare, ognuno aveva il suo spazio, ognuno lavorava per il compagno. E’ quello che abbiamo fatto tanto in allenamento in quei 16 giorni».

Le parole del centrocampista raccontano dunque due aspetti importanti del suo percorso: da una parte un legame con il Milan che continua a resistere al passare degli anni e ai cambiamenti professionali, dall’altra la fiducia nel lavoro della Nazionale e nella possibilità di crescere attraverso organizzazione, qualità e spirito di squadra.

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Milan, il turnover non funziona: le riserve deludono ancora. A gennaio serviranno rinforzi

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Il Milan continua a fare i conti con un problema ormai difficile da ignorare: quando i titolari vengono lasciati a riposo, la squadra perde equilibrio, qualità e capacità di imporsi sugli avversari.
Anche la sfida europea contro il Ferencvaros ha confermato le difficoltà delle seconde linee rossonere, incapaci di sfruttare l’occasione e di dimostrare di poter essere alternative affidabili. Per il tecnico Amorim si tratta della quarta bocciatura del turnover, un dato che potrebbe cambiare le strategie in vista dei prossimi impegni.

La gestione delle energie era stata programmata per dare respiro ad alcuni protagonisti dopo il derby, ma la formazione schierata a San Siro non è mai riuscita a trovare il ritmo giusto. La squadra è apparsa lenta, poco aggressiva e priva di idee, senza riuscire a trasformare le rotazioni in un’opportunità per mettere in difficoltà gli avversari.

Le riserve non convincono: prestazioni insufficienti in ogni reparto

Tra i pali, Lorenzo Torriani ha avuto una serata complicata, risultando coinvolto negativamente nell’azione del primo gol. Il portiere era stato schierato anche per via della squalifica di Maignan, ma le difficoltà non si sono limitate al reparto arretrato. Terracciano e Diawara non hanno offerto le risposte attese, mentre Bartesaghi ha faticato sia in fase offensiva sia in quella difensiva.

Anche a centrocampo sono emersi problemi evidenti. Jashari, chiamato a sostituire Modric in cabina di regia, non è riuscito a dare ordine alla manovra, mentre Musah ha deluso al punto da essere tra i primi giocatori richiamati in panchina. Cisse, nonostante la recente convocazione in Nazionale, ha avuto un impatto limitato ed è rimasto in campo soltanto per un tempo.

Tra le seconde linee, Hutchinson è stato probabilmente quello che ha offerto la prestazione meno negativa. L’esterno è rimasto sul terreno di gioco fino al fischio finale e ha mostrato qualche segnale incoraggiante soprattutto nella ripresa.

Quattro occasioni sprecate: Amorim cambia strategia?

Il ko contro il Ferencvaros non rappresenta un episodio isolato. In precedenza, il Milan aveva già incontrato difficoltà con il Benfica e il Bournemouth, mentre anche la partita contro il Bologna aveva evidenziato i limiti di una formazione modificata per gestire le energie dei titolari. In quest’ultimo caso, le assenze per infortunio di Gila, Moreira e Rabiot avevano contribuito a rendere necessario un assetto diverso, con Pulisic e Modric inizialmente lasciati a riposo.

Il bilancio delle quattro esperienze suggerisce una conclusione piuttosto chiara: al momento il Milan non dispone di una rosa abbastanza profonda per affrontare rotazioni ampie senza perdere competitività. Anche la giovane età della formazione schierata contro il Ferencvaros, con una media di 23 anni e 225 giorni, non può essere considerata una giustificazione sufficiente.

Il mercato di gennaio può diventare decisivo

Amorim potrebbe quindi ridurre sensibilmente il ricorso al turnover, limitandosi a pochi cambi per volta e mantenendo il più possibile intatta l’ossatura della squadra. La differenza di rendimento tra titolari e riserve è apparsa troppo marcata per poter essere ignorata.

In questo scenario, la sessione invernale di mercato assume un’importanza particolare. Il Milan avrà bisogno di alternative capaci di garantire affidabilità e continuità, soprattutto in una stagione ricca di impegni. Senza nuovi innesti o una crescita significativa degli attuali rincalzi, gestire le energie dei titolari rischia di diventare un problema destinato a ripresentarsi.

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