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Milan, il padre di Gimenez guarda avanti: “Per me il Porto è un buon passo avanti”
L’avventura di Santiago Gimenez con la maglia del Milan si è conclusa dopo un periodo caratterizzato da aspettative elevate e risultati inferiori alle attese.
L’attaccante messicano ha lasciato temporaneamente i rossoneri per trasferirsi al Porto, dove inizierà una nuova fase della propria carriera sotto la guida di Francesco Farioli. L’obiettivo è ritrovare continuità, fiducia e soprattutto quella vena realizzativa che lo aveva reso protagonista ai tempi del Feyenoord.
A raccontare il percorso che ha portato alla scelta del club portoghese è stato Christian ‘Chaco’ Gimenez, padre dell’attaccante. Il trasferimento, secondo le sue parole, non è stato semplice né immediato, ma il Porto era interessato al giocatore già da diverse settimane.
“Questa trattativa si è protratta parecchio e per fortuna, si è conclusa bene. Ci è voluto più tempo del previsto. Stavamo già parlando da 20 giorni con il Porto, che è stato uno dei primi club a farsi avanti. Ci sono state, poi, delle decisioni del Milan riguardo Santi, secondo cui se non avesse trovato una sistemazione sarebbe rimasto sei mesi senza giocare e questo lo rendeva sempre più disperato e man mano che il tempo a disposizione nel calciomercato si riduceva, la situazione si complicava“.
Una situazione che ha spinto il giocatore e il suo entourage a valutare attentamente le alternative. Per Gimenez, infatti, il trasferimento in Portogallo non rappresenta semplicemente un modo per cambiare ambiente, ma una possibilità concreta di tornare protagonista.
Il Porto come occasione di rilancio
La scelta del Porto è maturata considerando diversi aspetti, non soltanto il prestigio della società. A incidere sono stati anche il progetto tecnico, la presenza di Farioli e la possibilità di disputare la Champions League.
“Santi è un ragazzo molto riflessivo. Noi guardiamo non solo i nomi delle squadre ma anche l’allenatore, come gioca, quali varianti offensive ha, cosa può creare, se gioca in Champions e come gioca. Ci sono tantissimi fattori che influenzano la decisione di trasferirsi in un’altra squadra e, in realtà, abbiamo preso le cose come venivano. Pensavamo che il Milan sarebbe stata una grande opportunità perché, oltre al fatto che Santi è cresciuto vedendo il Milan, quando è arrivato al Milan, si è dimenticato delle altre squadre e siamo partiti per Milano. La verità è che per me il Porto è un buon passo avanti perché è una squadra che competerà nel proprio campionato nazionale, che lotterà per il titolo, che giocherà in Champions e, a dire il vero, ha una rosa davvero ottima“.
Il padre del messicano ha poi ripercorso anche il periodo più complicato vissuto dal figlio in rossonero, sottolineando come alcune difficoltà siano state condizionate anche da problemi fisici e dalle esigenze della squadra.
“Quando ha giocato ha disputato nove partite ma in quelle nove partite ha continuato a giocare nonostante l’infortunio e non voleva fermarsi perché era titolare. Santi non prende nessun farmaco, si prendeva persino il Dosul (un antidepressivo, ndr) pur di giocare, perché non avevano altre opzioni e perché gli altri attaccanti erano infortunati. Ci sono questioni che forse il mondo non conosce, ma io sì. Per quanto riguarda le prestazioni, può darsi che non sia andato bene o che non sia stato produttivo: nelle prime nove partite che ha giocato prima dell’infortunio, in realtà era titolare. Quando è tornato dall’infortunio, la squadra ha subito un crollo enorme, passando dal primo posto al quinto. Fa parte del percorso di crescita, non è la fine del mondo. Ha 25 anni, ha segnato 99 gol in carriera e nelle 12 partite in Champions ha trovato 8 reti e 2 assist“.
Adesso per Gimenez comincia una nuova sfida. Il Porto gli offre un contesto nel quale poter ritrovare minuti e responsabilità, con la possibilità di misurarsi nuovamente sul palcoscenico europeo. Il Milan, invece, osserverà il percorso del centravanti in attesa di capire quale sarà il suo futuro al termine del prestito.
Per il messicano, dunque, il capitolo rossonero non rappresenta necessariamente una bocciatura definitiva, ma una tappa complicata dalla quale ripartire. A 25 anni, l’obiettivo è tornare a essere il bomber capace di incidere nelle partite importanti e dimostrare che il suo miglior calcio deve ancora arrivare.
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Milan, Krösche sempre più vicino: trovata l’intesa economica
Secondo le indiscrezioni riportate, Gerry Cardinale avrebbe già raggiunto un’intesa economica con Krösche, sia per quanto riguarda l’ingaggio sia sulla durata del contratto, che dovrebbe essere triennale. Restano tuttavia alcuni aspetti organizzativi da definire prima della firma definitiva.
L’addio all’Eintracht e la nuova sfida
La separazione dal club tedesco è stata ufficializzata attraverso una comunicazione della società: «Markus Krösche ha chiesto al presidente del consiglio di sorveglianza dell’Eintracht di essere sollevato con effetto immediato dalle sue funzioni di direttore sportivo. Il Consiglio di Sorveglianza ha approvato all’unanimità l’esonero dalle funzioni».
La decisione arriva dopo mesi caratterizzati da tensioni, soprattutto con una parte della tifoseria, critica nei confronti delle strategie di mercato. Nonostante l’addio, il lavoro svolto da Krösche ha contribuito alla crescita dell’Eintracht, sia sotto il profilo sportivo sia da quello economico.
Ora il dirigente sembra pronto a raccogliere una nuova sfida, con il Milan intenzionato ad affidargli un ruolo centrale nel progetto di rilancio.
Timmo Hardung e autonomia decisionale: cosa manca
Tra i punti ancora da definire c’è la possibile presenza di Timmo Hardung, 36 anni, stretto collaboratore di Krösche e apprezzato per le capacità nell’individuazione di giovani talenti. Il dirigente tedesco vorrebbe portarlo con sé a Milano, inserendolo nella nuova struttura societaria.
Un altro tema fondamentale riguarda i margini operativi del futuro responsabile dell’area calcistica. Krösche vuole infatti chiarire con Cardinale la composizione dell’organigramma e gli ambiti nei quali potrà agire autonomamente.
Il Milan vuole chiudere in tempi brevi
La dirigenza rossonera punta a definire gli ultimi dettagli nel più breve tempo possibile, così da ufficializzare la nomina del nuovo Head of Football. L’intesa economica rappresenta un passo importante, ma l’accordo definitivo dipenderà dalla risoluzione delle questioni legate allo staff e alle competenze decisionali. La trattativa è dunque in fase avanzata, anche se per la fumata bianca serviranno ancora conferme ufficiali.
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Milan, Amorim punta su Estupinan: fiducia al terzino
Tra le squadre interessate figuravano l’Aston Villa e il Benfica, entrambe alla ricerca di un’opportunità per assicurarsi il difensore ecuadoriano. Amorim, tuttavia, ha preferito confermarlo in rosa, assumendosi pubblicamente la responsabilità della decisione. L’obiettivo è consentire al giocatore di ritrovare serenità, evitando che la pressione esterna e il timore di commettere errori finiscano per condizionarne ulteriormente il rendimento.
Chukwueze e Moreira, le soluzioni preferite sulle corsie
Le idee tattiche di Amorim non prevedono gerarchie immutabili né un sistema di gioco rigido. Dopo diverse prove nelle prime partite della stagione, però, l’allenatore sembra aver individuato alcune combinazioni particolarmente efficaci. La presenza di Chukwueze e Moreira sulle fasce garantisce infatti velocità, capacità di saltare l’uomo e maggiore incisività nella fase offensiva.
Moreira, in particolare, ha conquistato rapidamente il pubblico di San Siro grazie alle sue accelerazioni e alla personalità mostrata nell’uno contro uno. Le sue caratteristiche gli permettono di creare superiorità numerica e di mettere in difficoltà le difese avversarie, rendendolo una risorsa importante per gli equilibri della squadra.
Estupiñán davanti a Bartesaghi: una scelta di continuità
Sul versante difensivo sinistro, Amorim sembra intenzionato a continuare a puntare su Estupiñán, almeno nel breve periodo. Il tecnico ritiene che l’ecuadoriano possa offrire maggiori garanzie rispetto a Bartesaghi, che sta cercando di ritrovare continuità dopo alcune difficoltà emerse nella passata stagione.
La strategia dell’allenatore consiste anche nel proteggere il proprio giocatore dalle critiche, concedendogli il tempo necessario per recuperare fiducia e migliorare le prestazioni. Una scelta che dimostra quanto Amorim consideri importante la componente psicologica nella gestione del gruppo.
Moreira jolly prezioso anche sulla destra
Un’altra possibile soluzione riguarda l’impiego di Moreira sulla corsia destra, dove potrebbe rappresentare un’alternativa a Chukwueze. L’esterno nigeriano è stato rilanciato da Amorim, che lo ha adattato a un ruolo più arretrato rispetto a quello ricoperto in passato, valorizzandone le qualità e migliorandone l’inserimento negli schemi della squadra.
Tuttavia, tra impegni ravvicinati, possibili cali fisici e necessità di rotazioni, il Milan avrà bisogno di più opzioni affidabili. Moreira potrebbe quindi essere utilizzato su entrambe le fasce, pur mantenendo a sinistra la posizione nella quale riesce a esprimere al meglio il proprio potenziale.
La gestione degli esterni si conferma così uno dei punti chiave del progetto rossonero: Amorim vuole valorizzare le risorse disponibili, mantenere alta la competitività interna e costruire una squadra capace di adattarsi alle diverse esigenze delle partite.
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Milan, Ramos: «Una squadra vincente sa vincere anche queste partite»
Ai microfoni di Sky Sport 24, l’attaccante ha riconosciuto le difficoltà incontrate negli ultimi minuti, sottolineando però l’importanza di costruire un gruppo capace di portare a casa il risultato anche nelle situazioni più complicate.
Il finale con l’Atalanta e la mentalità vincente
Ramos non ha nascosto le difficoltà vissute dal Milan dopo aver costruito un vantaggio importante. L’Atalanta è riuscita a segnare due reti nel finale, mettendo sotto pressione la formazione rossonera e costringendola a difendere il risultato fino all’ultimo.
«È difficile, abbiamo concesso due gol nel finale, loro hanno tante qualità, ci hanno pressato e possiamo comunque difendere come squadra, possiamo soffrire, ma quello che vogliamo costruire qui è una squadra vincente: una squadra vincente sa vincere queste partite in qualsiasi condizione».
Il messaggio dell’attaccante è chiaro: oltre alla qualità tecnica e alla capacità di produrre occasioni, una squadra ambiziosa deve saper gestire anche i momenti in cui gli avversari aumentano la pressione. La solidità collettiva e la capacità di resistere alle difficoltà diventano quindi elementi fondamentali per consolidare il percorso del Milan.
Le parole di Ramos si inseriscono nel dibattito aperto dalle dichiarazioni di Rabiot, che aveva criticato il crollo della squadra dopo un primo tempo convincente. Entrambi evidenziano la necessità di migliorare la gestione dei momenti decisivi, pur partendo da prospettive differenti.
L’attacco rossonero e l’importanza di riempire l’area
Nel corso dell’intervista, Ramos ha affrontato anche un tema tattico: quale soluzione preferisce per esprimersi al meglio, giocando con un compagno vicino oppure con due esterni pronti a inserirsi?
L’attaccante ha evitato di indicare un sistema preferito in assoluto, spiegando che la priorità deve essere quella di portare più giocatori possibile nelle vicinanze della porta avversaria.
«Domanda difficile. Preferisco giocare nel modo che consente di portare più uomini in area, che sia con uno che gira attorno o due che entrano, perché il vero vantaggio di avere tanta densità in area soprattutto poi per me. La squadra avversaria fa fatica a difendere tanti giocatori, che sia io da solo o altri giocatori».
Per il centravanti, la presenza di più uomini in zona offensiva rappresenta un vantaggio concreto: aumenta le opzioni a disposizione di chi attacca e rende più complesso il lavoro dei difensori avversari. Non conta soltanto la disposizione iniziale dei giocatori, ma soprattutto la capacità di accompagnare l’azione e occupare gli spazi con i tempi giusti.
Ramos indica la strada: più uomini in area e maggiore partecipazione
L’attaccante ha infine ribadito quale dovrebbe essere, a suo giudizio, una delle principali caratteristiche del gioco rossonero: coinvolgere più compagni nelle azioni offensive, sfruttando le qualità presenti nella rosa.
«Ecco, è questo il tema: dobbiamo fare come nell’ultima partita, mettere più persone, più uomini possibili in area, attaccare con tanti giocatori, con tutte le qualità che abbiamo. Questo è il valore aggiunto, secondo me».
Le indicazioni di Ramos riguardano quindi sia l’organizzazione offensiva sia la mentalità del gruppo. Il Milan può contare su diverse soluzioni per creare pericoli, ma dovrà trovare continuità nell’applicazione dei propri principi di gioco e, allo stesso tempo, imparare a gestire meglio le fasi di sofferenza.
Il successo contro l’Atalanta consegna ai rossoneri tre punti importanti, ma le parole dell’attaccante confermano che la crescita della squadra passa anche dalla capacità di affrontare le difficoltà senza perdere equilibrio e compattezza.
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