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Allegri alla vigilia di Milan-Torino: “Dobbiamo restare concentrati sull’obiettivo Champions”

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Milan

Vigilia di campionato per il Milan, che domani affronterà il Torino allo stadio San Siro. Alla vigilia della gara, il tecnico rossonero Massimiliano Allegri ha parlato in conferenza stampa da Milanello, analizzando il momento della squadra e presentando la sfida contro i granata guidati da Roberto D’Aversa.

Il Milan arriva da una sconfitta pesante contro la Lazio che ha complicato in modo significativo la corsa allo scudetto. Tuttavia, l’obiettivo qualificazione alla prossima Champions League resta ancora apertissimo.

L’impatto di Modric

Tra i temi affrontati da Allegri anche l’arrivo in rossonero di Luka Modric, che ha recentemente portato a Casa Milan il suo Pallone d’Oro del 2018.

“Luka è arrivato e ha portato qualità a livello tecnico ma soprattutto a livello umano e professionale, soprattutto per i ragazzi più giovani. Vedere un giocatore, un uomo, Luka ha 40 anni, con una passione e un’amore per quello che fa è incredibile. Questo crea entusiasmo e porta positività all’interno dell’ambiente”.

Le condizioni della squadra

L’allenatore rossonero ha poi fatto il punto sulla situazione della rosa, tra recuperi e momenti delicati della stagione.

“Sono cose che succedono all’interno di una stagione dove contano molto i punti. L’unica cosa da fare è rimanere sereni, domani abbiamo una partita importante prima della sosta. È difficile perché il Torino da quando è arrivato D’Aversa fa buoni risultati. Lasciamo perdere quello che è successo, dobbiamo essere concentrati su domani. Gimenez sta bene, domani sarà convocato”.

Scudetto e obiettivi stagionali

Dopo il ko con la Lazio, la lotta per il titolo appare sempre più complicata per i rossoneri.

“È normale che la sconfitta con la Lazio… Il calcio è meraviglioso per questo, tutti pensavano che l’Inter avesse perso 2 punti e invece. Loro hanno il destino nelle loro mani per lo scudetto, noi ce l’abbiamo per la Champions. Dobbiamo concentrarci partita dopo partita”.

Il rapporto tra Leao e Pulisic

Allegri ha commentato anche l’intesa offensiva tra Rafael Leao e Christian Pulisic.

“Per quanto riguarda la coppia Leao-Pulisic hanno avuto una stagione con infortuni… Ora è importante fare bene gli ultimi due mesi. Rafa ha 9 gol, mancano ancora delle partite e può andare in doppia cifra. Ma ora abbiamo tutti a disposizione, per giocare bisogna darsi una sveglia. Tutti”.

Sull’episodio di gioco che ha visto Pulisic non servire Leao in una situazione favorevole, Allegri ha scherzato:

“Che chi ha la palla deve vedere chi è smarcato (ride). Quella palla lì non gliel’ha data perché non l’ha visto”.

L’obiettivo Champions

Nonostante le difficoltà offensive e alcuni infortuni, il Milan resta pienamente in corsa per un posto nella prossima Champions League.

“Finché non hai raggiunto l’obiettivo devi rimanere concentrato sull’obiettivo. Devi prendere dei punti domani per fare un passettino in avanti. Domani dobbiamo fare una partita ordinata, senza strafare, e con l’obiettivo di portare a casa i tre punti”.

Il futuro di Modric

Sul possibile futuro del centrocampista croato, Allegri ha preferito non sbilanciarsi.

“Ci parlerà la società. Dipende da lui. Ha un Mondiale da giocare… Intanto lasciamolo giocare, lasciamolo divertire”.

Il tema arbitrale e il VAR

Infine, il tecnico ha commentato anche il dibattito sull’utilizzo del VAR.

“Io credo che c’è l’arbitro, e sono anche bravi. Facciamoli arbitrare. La linea è sottile tra l’intervento VAR e l’arbitro… Ma gli arbitri sono bravi, nelle ultime partite stanno facendo meglio”.

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Milan, il metodo Amorim convince lo spogliatoio: intensità, dialogo e fiducia al centro del progetto

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Amorim

Ruben Amorim sta lasciando il segno fin dai primi giorni della sua esperienza sulla panchina del Milan.

Il tecnico portoghese non si è limitato a introdurre nuove idee tattiche, ma ha portato anche un diverso modo di gestire il gruppo, basato sul dialogo, sulla fiducia reciproca e sull’attenzione verso ogni singolo calciatore.

Durante il ritiro estivo e la tournée in Australia, l’allenatore ha dimostrato di voler instaurare un rapporto diretto con tutti i componenti della rosa. Non fa distinzioni tra veterani e giovani, dedicando lo stesso tempo e la stessa disponibilità a ciascun giocatore. Un approccio che sta contribuendo a creare un ambiente sereno e partecipativo, nel quale ogni elemento si sente coinvolto nel progetto tecnico.

Un rapporto costruito giorno dopo giorno

Ogni allenamento segue un rituale ben preciso. Amorim e il suo staff arrivano al centro sportivo con largo anticipo per preparare il materiale necessario e organizzare le esercitazioni. Quando i calciatori raggiungono il campo, il tecnico li accoglie personalmente, salutandoli uno a uno e creando fin da subito un clima positivo.

Anche se non padroneggia ancora perfettamente la lingua italiana, il tecnico sta accelerando il proprio percorso di apprendimento perché considera fondamentale comunicare direttamente con lo spogliatoio. Nel frattempo utilizza l’inglese e il linguaggio del corpo, riuscendo comunque a trasmettere con chiarezza le proprie indicazioni.

Prima dell’inizio della seduta, la squadra si riunisce in cerchio per ascoltare il programma di lavoro della giornata. Si tratta di un breve momento di confronto utile per spiegare gli obiettivi dell’allenamento e coinvolgere il gruppo prima di iniziare le esercitazioni.

La tattica è il cuore del lavoro

Sul campo emerge con chiarezza l’identità calcistica che Amorim vuole costruire. Dopo una fase iniziale dedicata alla preparazione atletica, il pallone diventa il protagonista assoluto delle sedute.

L’allenatore insiste in particolare sui movimenti collettivi, sulle distanze tra i reparti e sull’organizzazione sia in fase offensiva sia quando la squadra perde il possesso. L’idea è quella di sviluppare un calcio dinamico, caratterizzato da pressing alto, costruzione ragionata e grande coraggio nell’occupazione degli spazi.

Le esercitazioni vengono ripetute più volte per automatizzare i meccanismi di gioco, ma senza toni esasperati. Amorim preferisce correggere con calma, dialogando con i giocatori e spiegando ogni dettaglio piuttosto che ricorrere a richiami plateali.

Allenamenti intensi, ma più tempo per recuperare

Un’altra novità riguarda la gestione della giornata. Il Milan svolge una sola seduta quotidiana, particolarmente intensa e ricca di contenuti, lasciando però ai calciatori diverse ore libere per recuperare energie fisiche e mentali.

La filosofia del tecnico è quella di evitare un’eccessiva pressione fin dall’estate. Per questo motivo non sono previsti lunghi ritiri in isolamento: quando possibile, i giocatori possono trascorrere il tempo libero con le proprie famiglie o dedicarsi al relax. Anche durante la permanenza in Australia sono stati programmati momenti lontani dal campo, con l’obiettivo di favorire l’equilibrio del gruppo e affrontare una stagione che si preannuncia lunga e impegnativa.

Il metodo Amorim sembra quindi fondarsi su un equilibrio tra disciplina e libertà, intensità e serenità. Un modello che, almeno in questa prima fase della preparazione, sta raccogliendo segnali positivi e contribuendo a rafforzare lo spirito di squadra del nuovo Milan.

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Milan, Gimenez verso l’addio? Cambia la valutazione e la Lazio osserva

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Santiago Gimenez potrebbe essere uno dei protagonisti delle prossime settimane di calciomercato.

L’attaccante messicano, rientrato a Milanello dopo gli impegni con la propria Nazionale, è chiamato a convincere il nuovo tecnico Ruben Amorim, ma il suo spazio all’interno della rosa rossonera appare sempre più ridotto.

L’arrivo di Gonçalo Ramos ha aumentato la concorrenza nel reparto offensivo, mentre la conferma di Francesco Camarda rappresenta un’ulteriore scelta in prospettiva per il Milan. In un sistema di gioco che prevede un’unica punta centrale, Gimenez rischia quindi di partire indietro nelle gerarchie, rendendo più concreto uno scenario di cessione prima della chiusura del mercato estivo.

Il Milan fissa una nuova valutazione

Acquistato dal Feyenoord nel gennaio 2025 per una cifra superiore ai 30 milioni di euro, il centravanti ha vissuto una stagione complicata tra prestazioni al di sotto delle aspettative e un lungo stop causato da un infortunio alla caviglia. Anche le recenti apparizioni con la Nazionale messicana non hanno contribuito a rilanciarne le quotazioni.

Per questo motivo la dirigenza rossonera starebbe valutando eventuali offerte, con l’obiettivo di trovare una soluzione vantaggiosa sia dal punto di vista tecnico sia da quello economico. Una cessione vicina al valore di bilancio consentirebbe infatti al club di limitare l’impatto dell’investimento effettuato e, in determinate condizioni, anche di registrare una plusvalenza.

La Lazio segue la situazione

Tra le società interessate al classe 2001 figura anche la Lazio, alla ricerca di un nuovo centravanti per il progetto tecnico guidato da Gennaro Gattuso. Il profilo di Gimenez è ritenuto interessante, ma al momento non si è ancora passati a una vera trattativa.

Il principale ostacolo riguarda la formula dell’operazione. Il Milan preferirebbe una cessione a titolo definitivo, mentre il club biancoceleste valuterebbe con maggiore interesse un prestito, magari con diritto o obbligo di riscatto a determinate condizioni.

Agosto sarà decisivo

Le prossime settimane saranno fondamentali per definire il destino dell’attaccante messicano. Gimenez continua a sperare di conquistare spazio con la maglia rossonera, ma molto dipenderà dalle decisioni della società e dall’eventuale arrivo di offerte convincenti. Con il mercato ancora aperto, il suo futuro resta tutto da scrivere e agosto potrebbe rappresentare il mese decisivo per capire se proseguirà l’avventura al Milan oppure inizierà una nuova esperienza in Serie A o all’estero.

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Addio a Franco Baresi, il difensore che ha trasformato il numero 6 in un simbolo

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Per molti appassionati di calcio, il ruolo del difensore ha assunto un significato diverso grazie a Franco Baresi.

In un’epoca in cui l’attenzione era quasi sempre rivolta ai grandi bomber, il capitano del Milan dimostrò che una partita poteva essere decisa anche dall’intelligenza tattica, dalla leadership e dalla capacità di leggere il gioco con qualche secondo di anticipo rispetto agli avversari.

Chi ha iniziato a seguire il calcio tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta ricorda perfettamente quanto il suo nome fosse sinonimo di affidabilità. Osservare Baresi significava capire che difendere non era soltanto contrastare gli attaccanti, ma organizzare l’intero reparto arretrato, guidare i compagni e impostare l’azione fin dal primo pallone.

La forza dell’intelligenza calcistica

Uno degli aspetti che rendevano speciale Franco Baresi era la capacità di annullare anche gli attaccanti più forti del panorama mondiale. Le sue prestazioni non erano frutto della sola tecnica, ma soprattutto di una straordinaria lettura delle situazioni di gioco. Anticipi, posizionamento e senso del tempo gli permettevano spesso di risolvere le azioni prima ancora che diventassero pericolose.

Tra gli episodi più ricordati della sua carriera resta la finale del Mondiale del 1994. Nonostante fosse appena rientrato da un infortunio al ginocchio, riuscì a disputare una gara di altissimo livello contro il Brasile, limitando anche campioni del calibro di Romário e confermando ancora una volta il proprio valore internazionale.

Il simbolo del Milan

Sotto la guida di Arrigo Sacchi e successivamente di Fabio Capello, Baresi divenne il leader indiscusso di una delle squadre più forti della storia del calcio. La sua presenza trasmetteva sicurezza a tutto il reparto difensivo e contribuì in modo determinante ai successi conquistati dal club rossonero in Italia e in Europa.

In quegli anni sulle maglie non comparivano ancora i cognomi dei giocatori. Eppure bastava vedere il numero 6 del Milan per sapere immediatamente chi fosse in campo. Quel numero è diventato parte della sua identità, al punto da rappresentare ancora oggi uno dei simboli più riconoscibili della storia rossonera.

Un’eredità destinata a rimanere

Franco Baresi ha lasciato un segno che va ben oltre i trofei conquistati. Ha insegnato che un grande difensore può influenzare una partita quanto un attaccante, facendo della disciplina, dell’eleganza e della visione di gioco le proprie armi migliori. Ancora oggi il suo nome viene citato come modello per chiunque voglia interpretare il ruolo con intelligenza e personalità, dimostrando che la vera grandezza non si misura soltanto con i gol, ma anche con la capacità di guidare una squadra e di entrare nella storia del calcio.

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