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Ambrosini sul Milan: “Il rimpianto è il modo in cui è finita”
Massimo Ambrosini è stato protagonista di una lunga intervista nel nuovo episodio di “Derbyssimo Legends x MilanNews”, il podcast condotto da Stefano Fisico e Stefano Eranio che racconta le carriere delle leggende del calcio attraverso le loro parole dirette.
L’ex centrocampista e capitano del Milan ha ripercorso i momenti più importanti della sua esperienza rossonera, soffermandosi soprattutto sulla parte finale della sua avventura in rossonero.
Nel dialogo, Ambrosini ha sottolineato il valore del legame costruito negli anni con il club, ma anche la difficoltà di accettare la conclusione del rapporto. “Il rimpianto? Il modo in cui è finita col Milan”, ha dichiarato senza esitazioni, riassumendo in poche parole un sentimento ancora oggi presente nel suo racconto personale.
L’ex capitano ha poi approfondito il tema dell’addio, spiegando come non sia stata tanto la separazione sportiva a lasciare il segno, quanto la modalità con cui è avvenuta. “Non è una questione di scelta tecnica o di volontà”, ha fatto capire tra le righe, “ma di come certe storie lunghe dovrebbero avere un finale diverso”.
Ambrosini ha insistito molto anche sul concetto di appartenenza, elemento centrale della sua carriera: “Quando indossi una maglia per così tanti anni non è solo lavoro, è identità”, ha spiegato. E ancora: “Il Milan per me è stato tutto, non solo una squadra in cui giocare”.
Ripercorrendo la sua esperienza, ha aggiunto: “Ho vissuto vittorie, delusioni, responsabilità, ma soprattutto un senso di famiglia che non dimentichi facilmente”. Parole che evidenziano quanto profondo sia stato il legame con l’ambiente rossonero.
Infine, sul suo addio, Ambrosini ha ribadito il concetto con grande lucidità: “Non mi porto dietro rabbia, ma sicuramente un po’ di amarezza per come si è chiuso tutto”. Un bilancio emotivo che racconta una carriera interamente vissuta con la stessa maglia, tra successi, leadership e un senso di appartenenza raro nel calcio moderno.
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Tottenham su Leao: contatti con il Milan, ma l’obiettivo principale resta un altro attaccante
Il Tottenham continua a muoversi con grande decisione sul mercato offensivo e, secondo le ultime indiscrezioni provenienti dall’Inghilterra, il club allenato da Roberto De Zerbi avrebbe avviato i primi contatti esplorativi con il Milan per Rafael Leao.
L’esterno portoghese resta uno dei profili più apprezzati a livello europeo e figura stabilmente tra i nomi monitorati da diversi top club di Premier League.
Nonostante questo interesse concreto, la pista che porta a Leao non sarebbe al momento la priorità assoluta della dirigenza londinese. Gli Spurs, infatti, starebbero lavorando parallelamente su un’altra soluzione ritenuta più immediata o più funzionale al progetto tecnico, con il portoghese che rappresenterebbe piuttosto una possibilità di alto livello ma non il primo obiettivo della lista.
Il Milan, dal canto suo, non ha mai aperto con facilità a una cessione del proprio esterno offensivo, considerato un elemento centrale del progetto tecnico. I contatti avviati sarebbero stati quindi solo preliminari e interlocutori, utili a sondare margini e condizioni di un’eventuale operazione futura.
Secondo quanto riportato dalla stampa inglese, il Tottenham è intenzionato a rafforzare il reparto offensivo con più innesti e di profili differenti, soprattutto dopo una stagione che ha evidenziato la necessità di maggiore incisività sotto porta e più alternative sugli esterni. In questo contesto, Leao resta un nome di grande prestigio, ma non l’unico su cui il club sta concentrando le proprie attenzioni.
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Milan, incontro in sede per Jashari: il futuro del centrocampista resta al centro del mercato
Giornata importante sul fronte calciomercato del Milan per quanto riguarda Ardon Jashari.
Nelle ultime ore, infatti, l’agente del centrocampista svizzero si è recato presso la sede del club rossonero per un confronto diretto sul futuro del proprio assistito, confermando la centralità del progetto Milan nella scelta del giocatore.
La posizione del classe 2002 è chiara da tempo: Jashari ha espresso una preferenza netta per il trasferimento in rossonero, considerato il passo ideale per la sua crescita professionale. Il Milan, dal canto suo, ha già trovato un’intesa di massima con il calciatore, che sarebbe pronto a firmare un contratto pluriennale e a iniziare una nuova esperienza in Serie A.
Il nodo principale resta però il dialogo con il Club Brugge, proprietario del cartellino. Nonostante i contatti continui tra le parti, manca ancora l’accordo definitivo sulla cifra del trasferimento. Il club belga mantiene una valutazione elevata del giocatore, mentre il Milan sta cercando di limare le richieste economiche per chiudere l’operazione alle proprie condizioni.
Secondo quanto filtra, il summit in sede non avrebbe portato a una svolta immediata, ma avrebbe comunque contribuito a ribadire la volontà del giocatore di accelerare il trasferimento. La sensazione è che la distanza tra domanda e offerta resti il principale ostacolo da superare.
Jashari, considerato uno dei prospetti più interessanti del panorama europeo, ha attirato l’attenzione di diversi club grazie alle sue prestazioni con il Brugge, dove ha mostrato qualità tecniche, visione di gioco e continuità di rendimento. Tuttavia, il Milan appare in vantaggio nella corsa al centrocampista, forte della volontà del giocatore e dei contatti già avviati da tempo.
La trattativa rimane dunque aperta: il sì del calciatore rappresenta una base solida, ma servirà ancora lavoro diplomatico ed economico per trasformare l’operazione in un acquisto ufficiale.
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Milan e i talenti “persi”: da Aubameyang a Kerkez fino a Liberali, il filo dei rimpianti rossoneri
In casa Milan torna d’attualità un tema che ciclicamente riemerge con forza: la gestione dei giovani talenti e le possibili occasioni mancate nel corso degli anni.
L’ultimo nome finito al centro del dibattito è quello di Mattia Liberali, considerato da molti uno dei prospetti più interessanti cresciuti nel vivaio rossonero, ma già protagonista di un percorso lontano da Milano. Il suo caso viene spesso inserito in una lista più ampia di giocatori che il club non è riuscito a valorizzare pienamente o a trattenere nel momento decisivo della crescita.
Il racconto non riguarda soltanto il presente, ma si allarga a una serie di episodi che hanno coinvolto il Milan negli ultimi anni. Diversi calciatori, infatti, dopo essere passati dalle giovanili rossonere, hanno trovato la propria consacrazione altrove, diventando protagonisti in altri contesti calcistici. Tra i nomi più citati emergono profili di livello internazionale come Pierre-Emerick Aubameyang e altri giovani che, nel tempo, hanno costruito carriere importanti lontano da Milanello.
Il filo conduttore è quello delle scelte tecniche e strategiche fatte in fase di crescita: valutazioni, prestiti, cessioni o mancate conferme che, col senno di poi, hanno alimentato rimpianti e discussioni tra tifosi e addetti ai lavori. Il caso Liberali si inserisce proprio in questo contesto, diventando l’ultimo esempio di un dibattito mai davvero sopito sul rapporto tra il Milan e il proprio settore giovanile.
Negli anni, infatti, non sono mancati altri talenti che hanno lasciato il club troppo presto o senza trovare spazio in prima squadra, per poi esplodere in altri ambienti. Alcuni di loro si sono affermati in Serie A, altri hanno intrapreso percorsi internazionali, confermando come la gestione del vivaio sia un tema complesso e spesso decisivo nel medio-lungo periodo.
Oggi, il caso Liberali riapre dunque una riflessione più ampia: quanto il Milan riesca davvero a valorizzare i suoi giovani e quanto, invece, alcune scelte possano trasformarsi in rimpianti destinati a tornare ciclicamente nel dibattito calcistico.
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