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Milan, Gimenez saluta: ufficiale il trasferimento al Porto
Santiago Gimenez non è più un giocatore del Milan.
Il centravanti messicano ha lasciato ufficialmente il club rossonero e si prepara a iniziare una nuova avventura con la maglia del Porto. La trattativa, sviluppatasi nelle ultime settimane, ha vissuto diverse fasi prima di arrivare alla soluzione definitiva, con le due società che hanno lavorato a lungo soprattutto sulla formula del trasferimento.
L’operazione si è sbloccata dopo che il club portoghese ha modificato la propria proposta iniziale. Il Porto aveva infatti cominciato a spingere per un prestito con diritto di riscatto, mentre il Milan puntava a inserire maggiori garanzie economiche nell’accordo. Alla fine è stata individuata una soluzione intermedia, con un prestito e un’opzione per l’acquisto definitivo che può trasformarsi in obbligo al verificarsi di determinate condizioni.
Le cifre dell’operazione sono state oggetto di diverse modifiche durante la negoziazione. Le prime proposte portoghesi prevedevano un riscatto fissato a 15 milioni di euro, giudicato insufficiente dal Milan. Successivamente il pacchetto economico è stato innalzato e l’intesa è stata costruita attorno a una cifra complessiva superiore rispetto alla proposta originaria. Le ultime informazioni riportano un diritto di riscatto che può arrivare a 18-20 milioni di euro, con l’obbligo legato a specifiche condizioni.
Per Gimenez si chiude così un’avventura rossonera cominciata con grandi aspettative. Arrivato al Milan come uno dei principali investimenti offensivi della società, il messicano non è riuscito a trovare la continuità necessaria per imporsi stabilmente. Il trasferimento al Porto rappresenta quindi una nuova occasione per rilanciarsi e ritrovare quella fiducia che aveva caratterizzato il suo percorso precedente.
Il giocatore aveva già raggiunto un’intesa personale con il club portoghese e attendeva solamente la definizione dell’accordo tra le società. Ora il trasferimento è diventato realtà: Gimenez riparte dal Porto, mentre il Milan saluta definitivamente, almeno per il momento, uno degli acquisti più discussi della recente gestione del mercato.
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Milan, retroscena Scalvini: tentativo in extremis per il difensore dell’Atalanta
Il Milan ha provato a intervenire in extremis sul mercato per Giorgio Scalvini.
È questo uno dei retroscena più interessanti emersi dalle ultime ore della sessione estiva, quando la dirigenza rossonera era ancora alla ricerca di un nuovo difensore centrale da mettere a disposizione di Ruben Amorim.
La società milanista aveva individuato da tempo la necessità di aggiungere un elemento di livello nel reparto arretrato. Nonostante i diversi movimenti effettuati durante l’estate, infatti, la rosa aveva bisogno di un ulteriore centrale, soprattutto alla luce delle decisioni prese sul futuro di alcuni giocatori.
Il nome di Scalvini, difensore dell’Atalanta e uno dei profili italiani più interessanti nel ruolo, è quindi entrato a sorpresa nelle valutazioni del Milan proprio durante l’ultima giornata di trattative. Il tentativo, tuttavia, non ha prodotto l’esito sperato.
Milan-Scalvini, il sondaggio nelle ultime ore
Secondo quanto ricostruito nelle ultime ore, il Milan avrebbe preso contatti con l’entourage del giocatore per comprendere concretamente la possibilità di impostare un’operazione. L’obiettivo era capire se ci fossero margini per portare Scalvini a Milanello prima della chiusura della finestra estiva.
Il centrale dell’Atalanta rappresentava un profilo particolarmente gradito per caratteristiche tecniche e prospettive. La trattativa, però, si è scontrata rapidamente con le richieste del club bergamasco.
L’Atalanta avrebbe infatti fissato una valutazione intorno ai 40 milioni di euro, una cifra considerata troppo elevata per consentire al Milan di completare l’operazione in tempi così stretti.
Non solo Scalvini: anche Tiago Gabriel nel mirino
Il tentativo per Scalvini non sarebbe stato l’unico movimento del Milan per rafforzare la difesa nelle battute finali del mercato. I rossoneri avevano infatti valutato anche Tiago Gabriel, giovane centrale del Lecce protagonista di una stagione importante.
Il responsabile dell’area tecnica del Lecce, Stefano Trinchera, ha confermato l’esistenza di contatti nelle ultime ore, pur senza indicare direttamente il Milan. Anche in questo caso, però, l’operazione non è arrivata alla conclusione. Il Lecce avrebbe mantenuto una posizione molto rigida sulla valutazione del proprio difensore.
Il Milan chiude senza il nuovo centrale
Il mercato rossonero si è così concluso senza l’arrivo del tanto atteso rinforzo in difesa. Dopo i tentativi per diversi profili, la società ha dovuto prendere atto dell’impossibilità di chiudere un’operazione alle condizioni desiderate.
La situazione ha avuto una conseguenza diretta anche sul futuro di Fikayo Tomori. Il difensore inglese, inizialmente considerato in uscita e vicino a una possibile esperienza in Premier League, è stato infatti reintegrato nel gruppo a disposizione di Amorim dopo il mancato accordo per la sua cessione.
Il retroscena Milan-Scalvini racconta quindi di un’operazione cercata fino all’ultimo, ma mai realmente entrata nella fase decisiva. Il club rossonero ha sondato la possibilità di assicurarsi uno dei centrali più interessanti del calcio italiano, trovandosi però davanti al muro dell’Atalanta e a una valutazione di circa 40 milioni di euro.
Il risultato è che Amorim dovrà affrontare la stagione con le alternative già presenti in rosa, compreso Tomori, tornato a disposizione dopo essere stato inizialmente inserito tra i giocatori destinati a lasciare il Milan.
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Milan, mercato in uscita: oltre 42 milioni incassati tra Leao, Nkunku e Ricci
Il calciomercato del Milan non è stato caratterizzato soltanto dagli acquisti e dalle trattative per rinforzare la rosa.
Un capitolo importante riguarda anche le cessioni, con la dirigenza rossonera impegnata nel tentativo di ricavare risorse dalle partenze di alcuni giocatori. Al termine della sessione, tuttavia, il bilancio delle operazioni in uscita presenta numeri che meritano un’attenta valutazione.
La cessione più importante è stata senza dubbio quella di Rafael Leao. Il futuro dell’attaccante portoghese ha rappresentato uno dei principali argomenti dell’estate rossonera, con il giocatore che sembrava destinato a lasciare Milano già da diversi mesi. L’operazione si è concretizzata soltanto a pochi giorni dalla chiusura del mercato, quando il Galatasaray ha trovato l’accordo con il Milan. Il club rossonero ha incassato 38 milioni di euro, ai quali potrebbero aggiungersi eventuali bonus previsti dall’intesa. Una cifra inferiore rispetto alle richieste iniziali, che per buona parte dell’estate erano state sensibilmente più elevate.
Alle spalle di Leao, la seconda entrata più consistente deriva dal trasferimento di Christopher Nkunku al Lipsia. In questo caso si tratta di un prestito oneroso da circa tre milioni di euro, accompagnato da un’opzione per l’acquisto definitivo che il club tedesco potrà decidere se esercitare al termine della stagione.
Sul gradino successivo si colloca Samuele Ricci, passato al Como con la formula del prestito oneroso da 1,5 milioni di euro. L’accordo prevede inoltre possibili bonus legati al raggiungimento di determinati obiettivi e un diritto di riscatto fissato a 22 milioni.
Diversa, invece, la situazione per altri giocatori. Alcune partenze non hanno prodotto incassi immediati per il Milan, come i prestiti di Fofana al Lione, di Gimenez al Porto e di Kevin Zeroli al Sudtirol. Anche le operazioni che hanno portato Odogu al Tolosa, Kostic allo Sparta Rotterdam e Athekame al Lione non hanno garantito un ritorno economico diretto secondo le condizioni indicate.
Considerando tutte le operazioni e la risoluzione del contratto di Bennacer, il totale degli incassi immediati del Milan si attesterebbe attorno ai 42,5 milioni di euro. Un dato che accende inevitabilmente il dibattito sulla gestione delle uscite e sulla struttura dirigenziale del club. La capacità di valorizzare e cedere i giocatori alle migliori condizioni possibili potrebbe infatti diventare uno degli aspetti centrali per le future strategie rossonere.
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Milan, il padre di Gimenez guarda avanti: “Per me il Porto è un buon passo avanti”
L’avventura di Santiago Gimenez con la maglia del Milan si è conclusa dopo un periodo caratterizzato da aspettative elevate e risultati inferiori alle attese.
L’attaccante messicano ha lasciato temporaneamente i rossoneri per trasferirsi al Porto, dove inizierà una nuova fase della propria carriera sotto la guida di Francesco Farioli. L’obiettivo è ritrovare continuità, fiducia e soprattutto quella vena realizzativa che lo aveva reso protagonista ai tempi del Feyenoord.
A raccontare il percorso che ha portato alla scelta del club portoghese è stato Christian ‘Chaco’ Gimenez, padre dell’attaccante. Il trasferimento, secondo le sue parole, non è stato semplice né immediato, ma il Porto era interessato al giocatore già da diverse settimane.
“Questa trattativa si è protratta parecchio e per fortuna, si è conclusa bene. Ci è voluto più tempo del previsto. Stavamo già parlando da 20 giorni con il Porto, che è stato uno dei primi club a farsi avanti. Ci sono state, poi, delle decisioni del Milan riguardo Santi, secondo cui se non avesse trovato una sistemazione sarebbe rimasto sei mesi senza giocare e questo lo rendeva sempre più disperato e man mano che il tempo a disposizione nel calciomercato si riduceva, la situazione si complicava“.
Una situazione che ha spinto il giocatore e il suo entourage a valutare attentamente le alternative. Per Gimenez, infatti, il trasferimento in Portogallo non rappresenta semplicemente un modo per cambiare ambiente, ma una possibilità concreta di tornare protagonista.
Il Porto come occasione di rilancio
La scelta del Porto è maturata considerando diversi aspetti, non soltanto il prestigio della società. A incidere sono stati anche il progetto tecnico, la presenza di Farioli e la possibilità di disputare la Champions League.
“Santi è un ragazzo molto riflessivo. Noi guardiamo non solo i nomi delle squadre ma anche l’allenatore, come gioca, quali varianti offensive ha, cosa può creare, se gioca in Champions e come gioca. Ci sono tantissimi fattori che influenzano la decisione di trasferirsi in un’altra squadra e, in realtà, abbiamo preso le cose come venivano. Pensavamo che il Milan sarebbe stata una grande opportunità perché, oltre al fatto che Santi è cresciuto vedendo il Milan, quando è arrivato al Milan, si è dimenticato delle altre squadre e siamo partiti per Milano. La verità è che per me il Porto è un buon passo avanti perché è una squadra che competerà nel proprio campionato nazionale, che lotterà per il titolo, che giocherà in Champions e, a dire il vero, ha una rosa davvero ottima“.
Il padre del messicano ha poi ripercorso anche il periodo più complicato vissuto dal figlio in rossonero, sottolineando come alcune difficoltà siano state condizionate anche da problemi fisici e dalle esigenze della squadra.
“Quando ha giocato ha disputato nove partite ma in quelle nove partite ha continuato a giocare nonostante l’infortunio e non voleva fermarsi perché era titolare. Santi non prende nessun farmaco, si prendeva persino il Dosul (un antidepressivo, ndr) pur di giocare, perché non avevano altre opzioni e perché gli altri attaccanti erano infortunati. Ci sono questioni che forse il mondo non conosce, ma io sì. Per quanto riguarda le prestazioni, può darsi che non sia andato bene o che non sia stato produttivo: nelle prime nove partite che ha giocato prima dell’infortunio, in realtà era titolare. Quando è tornato dall’infortunio, la squadra ha subito un crollo enorme, passando dal primo posto al quinto. Fa parte del percorso di crescita, non è la fine del mondo. Ha 25 anni, ha segnato 99 gol in carriera e nelle 12 partite in Champions ha trovato 8 reti e 2 assist“.
Adesso per Gimenez comincia una nuova sfida. Il Porto gli offre un contesto nel quale poter ritrovare minuti e responsabilità, con la possibilità di misurarsi nuovamente sul palcoscenico europeo. Il Milan, invece, osserverà il percorso del centravanti in attesa di capire quale sarà il suo futuro al termine del prestito.
Per il messicano, dunque, il capitolo rossonero non rappresenta necessariamente una bocciatura definitiva, ma una tappa complicata dalla quale ripartire. A 25 anni, l’obiettivo è tornare a essere il bomber capace di incidere nelle partite importanti e dimostrare che il suo miglior calcio deve ancora arrivare.
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