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Ibrahimovic: “Cardinale arriverà alla vittoria, ha tutto per farcela”

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Zlatan Ibrahimovic torna a parlare del suo percorso all’interno del progetto Milan e del ruolo che ricopre oggi come senior advisor di RedBird.

L’ex attaccante svedese è intervenuto al WSJ Sports Event, appuntamento organizzato dal Wall Street Journal, affrontando diversi temi: dalla sua nuova esperienza nel mondo del business al rapporto con Gerry Cardinale, fino alle prospettive future del club rossonero e dell’intero movimento calcistico italiano.

Ibrahimovic ha iniziato il suo intervento sottolineando la differenza culturale tra il calcio europeo e il modello sportivo americano, spiegando come sia possibile creare un equilibrio tra tradizione e modernità.

“Vengo dall’Europa dove il calcio è come una religione: ma se riesci a combinare le due cose, la parte di business e questo carattere ‘religioso’, credo davvero che si crei un match perfetto. Cardinale è il proprietario del Milan, ma i tifosi pensano che quello sia il loro club, perché è una cosa molto importante per loro e spesso sono nati dentro la cultura della squadra che supportano”.

La nuova vita di Ibrahimovic nel mondo del business

Dopo una carriera straordinaria sul campo, Ibrahimovic ha spiegato di vivere questa nuova fase professionale con grande entusiasmo e soprattutto con la volontà di imparare.

“Sta andando bene. Sono in buone mani: Cardinale mi ha promesso che diventerò miliardario (ride, ndr). È una nuova parte della mia carriera: ho l’opportunità di lavorare per RedBird e sono circondato da ottime persone. Mi sento umile in questa situazione.”

L’ex centravanti ha raccontato come il passaggio dal calcio giocato agli uffici della società rappresenti una sfida completamente diversa, ma allo stesso tempo stimolante.

“Era un qualcosa che volevo esplorare, fare un passo in più e non soltanto essere l’ex atleta professionista che passa il tempo da allenarsi per rimanere in forma. Volevo fare un nuovo passo nella mia carriera nel settore del business. Ogni giorno vedo numeri su numeri. Mi sento molto umile, voglio imparare, voglio crescere in questo mondo e sono grato per questa opportunità”.

Il ruolo richiesto da Cardinale

Ibrahimovic ha poi spiegato cosa Gerry Cardinale si aspetta da lui all’interno della struttura societaria del Milan. L’obiettivo è trasferire la mentalità vincente mostrata da calciatore anche nell’ambiente manageriale.

“Come ha detto Gerry: lui vuole che io sia lo Zlatan che ero in campo ma nell’ambito del business, senza cambiare.”

Secondo lo svedese, anche nel mondo dirigenziale valgono dinamiche simili a quelle di uno spogliatoio: serve una figura capace di guidare gli altri e indicare una direzione.

“La cosa che ho notato quando mi sono ritirato, quando ho iniziato a lavorare in ufficio, è che funziona come in uno spogliatoio: c’è un leader che le altre persone seguono e che mette un’asticella, detta la mentalità. Questo è quello che vorrei portare: essere me stesso ma essere il leader, farmi seguire dalle persone”.

I consigli a Gerry Cardinale: pazienza e identità

Tra gli argomenti affrontati c’è stato anche il rapporto con il proprietario del Milan e il percorso di crescita che sta affrontando alla guida del club. Ibrahimovic ha spiegato di aver suggerito a Cardinale di mantenere equilibrio nelle decisioni e di costruire un’identità personale per la società.

“Stare calmo, non farsi sopraffare dalle emozioni perché quando prendi decisioni in preda alle emozioni si fanno degli errori.”

L’ex attaccante ha riconosciuto le difficoltà incontrate dal numero uno di RedBird nel suo percorso rossonero, sottolineando però la fiducia nelle sue capacità.

“Gerry sta imparando attraverso la strada più difficile perché sono successe tante cose da quando è arrivato al Milan. Ogni paese ha il suo modo di lavorare e in Italia è molto particolare. Deve essere forte, paziente.”

Secondo Ibrahimovic, il successo arriverà attraverso un processo graduale.

“Ma Gerry arriverà, ne sono sicuro al 100%: ha la volontà e il carattere per farcela, se è riuscito a portare me in RedBird può riuscire a fare tutto non preoccupatevi…”.

La critica al calcio italiano

Nel finale del suo intervento, Ibrahimovic ha analizzato anche le difficoltà del calcio italiano rispetto ai principali campionati europei. Secondo lo svedese, il problema principale riguarda strutture e capacità di innovarsi.

“Credo che il prodotto non sia buono abbastanza: oggi il calcio italiano non si avvicina a quello inglese o spagnolo.”

L’ex campione rossonero ha indicato negli stadi e nelle infrastrutture uno degli aspetti principali da migliorare.

“Credo che le infrastrutture in Italia debbano cambiare: basta vedere gli stadi di Premier e quelli italiani… Devono cambiare se vogliono seguire il gioco moderno, sennò si crea troppo gap e sarà sempre più difficile colmarlo.”

Ibrahimovic ha poi aggiunto di essere preoccupato perché conosce bene il valore del movimento italiano.

“Lo penso perché mi preoccupo del calcio italiano, l’ho rappresentato per 10 anni e anche negli anni in cui era il miglior calcio del mondo. Oggi non è così.”

Le parole dello svedese rappresentano dunque una fotografia della fase di trasformazione vissuta dal Milan e, più in generale, dal calcio italiano. La strada indicata da Ibrahimovic è quella di unire tradizione, cultura sportiva e innovazione, con la convinzione che il progetto guidato da Cardinale possa riportare il club ai vertici internazionali.

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Milan, Gimenez verso l’addio? Cambia la valutazione e la Lazio osserva

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Santiago Gimenez potrebbe essere uno dei protagonisti delle prossime settimane di calciomercato.

L’attaccante messicano, rientrato a Milanello dopo gli impegni con la propria Nazionale, è chiamato a convincere il nuovo tecnico Ruben Amorim, ma il suo spazio all’interno della rosa rossonera appare sempre più ridotto.

L’arrivo di Gonçalo Ramos ha aumentato la concorrenza nel reparto offensivo, mentre la conferma di Francesco Camarda rappresenta un’ulteriore scelta in prospettiva per il Milan. In un sistema di gioco che prevede un’unica punta centrale, Gimenez rischia quindi di partire indietro nelle gerarchie, rendendo più concreto uno scenario di cessione prima della chiusura del mercato estivo.

Il Milan fissa una nuova valutazione

Acquistato dal Feyenoord nel gennaio 2025 per una cifra superiore ai 30 milioni di euro, il centravanti ha vissuto una stagione complicata tra prestazioni al di sotto delle aspettative e un lungo stop causato da un infortunio alla caviglia. Anche le recenti apparizioni con la Nazionale messicana non hanno contribuito a rilanciarne le quotazioni.

Per questo motivo la dirigenza rossonera starebbe valutando eventuali offerte, con l’obiettivo di trovare una soluzione vantaggiosa sia dal punto di vista tecnico sia da quello economico. Una cessione vicina al valore di bilancio consentirebbe infatti al club di limitare l’impatto dell’investimento effettuato e, in determinate condizioni, anche di registrare una plusvalenza.

La Lazio segue la situazione

Tra le società interessate al classe 2001 figura anche la Lazio, alla ricerca di un nuovo centravanti per il progetto tecnico guidato da Gennaro Gattuso. Il profilo di Gimenez è ritenuto interessante, ma al momento non si è ancora passati a una vera trattativa.

Il principale ostacolo riguarda la formula dell’operazione. Il Milan preferirebbe una cessione a titolo definitivo, mentre il club biancoceleste valuterebbe con maggiore interesse un prestito, magari con diritto o obbligo di riscatto a determinate condizioni.

Agosto sarà decisivo

Le prossime settimane saranno fondamentali per definire il destino dell’attaccante messicano. Gimenez continua a sperare di conquistare spazio con la maglia rossonera, ma molto dipenderà dalle decisioni della società e dall’eventuale arrivo di offerte convincenti. Con il mercato ancora aperto, il suo futuro resta tutto da scrivere e agosto potrebbe rappresentare il mese decisivo per capire se proseguirà l’avventura al Milan oppure inizierà una nuova esperienza in Serie A o all’estero.

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Addio a Franco Baresi, il difensore che ha trasformato il numero 6 in un simbolo

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Per molti appassionati di calcio, il ruolo del difensore ha assunto un significato diverso grazie a Franco Baresi.

In un’epoca in cui l’attenzione era quasi sempre rivolta ai grandi bomber, il capitano del Milan dimostrò che una partita poteva essere decisa anche dall’intelligenza tattica, dalla leadership e dalla capacità di leggere il gioco con qualche secondo di anticipo rispetto agli avversari.

Chi ha iniziato a seguire il calcio tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta ricorda perfettamente quanto il suo nome fosse sinonimo di affidabilità. Osservare Baresi significava capire che difendere non era soltanto contrastare gli attaccanti, ma organizzare l’intero reparto arretrato, guidare i compagni e impostare l’azione fin dal primo pallone.

La forza dell’intelligenza calcistica

Uno degli aspetti che rendevano speciale Franco Baresi era la capacità di annullare anche gli attaccanti più forti del panorama mondiale. Le sue prestazioni non erano frutto della sola tecnica, ma soprattutto di una straordinaria lettura delle situazioni di gioco. Anticipi, posizionamento e senso del tempo gli permettevano spesso di risolvere le azioni prima ancora che diventassero pericolose.

Tra gli episodi più ricordati della sua carriera resta la finale del Mondiale del 1994. Nonostante fosse appena rientrato da un infortunio al ginocchio, riuscì a disputare una gara di altissimo livello contro il Brasile, limitando anche campioni del calibro di Romário e confermando ancora una volta il proprio valore internazionale.

Il simbolo del Milan

Sotto la guida di Arrigo Sacchi e successivamente di Fabio Capello, Baresi divenne il leader indiscusso di una delle squadre più forti della storia del calcio. La sua presenza trasmetteva sicurezza a tutto il reparto difensivo e contribuì in modo determinante ai successi conquistati dal club rossonero in Italia e in Europa.

In quegli anni sulle maglie non comparivano ancora i cognomi dei giocatori. Eppure bastava vedere il numero 6 del Milan per sapere immediatamente chi fosse in campo. Quel numero è diventato parte della sua identità, al punto da rappresentare ancora oggi uno dei simboli più riconoscibili della storia rossonera.

Un’eredità destinata a rimanere

Franco Baresi ha lasciato un segno che va ben oltre i trofei conquistati. Ha insegnato che un grande difensore può influenzare una partita quanto un attaccante, facendo della disciplina, dell’eleganza e della visione di gioco le proprie armi migliori. Ancora oggi il suo nome viene citato come modello per chiunque voglia interpretare il ruolo con intelligenza e personalità, dimostrando che la vera grandezza non si misura soltanto con i gol, ma anche con la capacità di guidare una squadra e di entrare nella storia del calcio.

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Milan, Pellegatti su Soulé: “Adesso per qualsiasi giocatore la base è 30-35 milioni”

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Il nome di Matias Soulé è entrato nelle indiscrezioni relative al mercato del Milan.

L’argentino, attualmente alla Roma, sarebbe stato proposto al club rossonero in vista degli ultimi giorni della sessione di trasferimenti. Una possibilità che potrebbe diventare più concreta nel caso in cui il Milan riuscisse a definire prima alcune operazioni in uscita, a partire dalla situazione legata a Rafael Leao.

A fare il punto sull’eventuale trattativa è Carlo Pellegatti, che ha sottolineato soprattutto le richieste economiche della Roma per lasciar partire l’attaccante. Il club giallorosso, infatti, sarebbe disposto a prendere in considerazione una cessione di Soulé per una cifra compresa tra i 30 e i 35 milioni di euro. Una valutazione importante, soprattutto considerando che il Milan dovrà prima liberare risorse attraverso alcune operazioni di mercato.

Le parole di Pellegatti

“C’è sempre questa vaga voce che riguarda Soulé. È vero che è stato proposto al Milan, ma la Roma vorrebbe 30-35 milioni. Se avete notato prima ogni trattativa aveva una base da 10 milioni. Poi è passata a 20 come prezzo base d’asta. Adesso per qualsiasi giocatore la base è 30-35. Che abbia giocato bene, che non abbia giocato, la base è sempre 30-35. Anche la Roma per Soulé vorrebbe 30-35, per poi reinvestirli sul mercato alla ricerca di un giocatore di fascia”.

Il ragionamento di Pellegatti si concentra dunque anche sull’evoluzione dei prezzi nel calciomercato. Secondo il giornalista, negli ultimi anni la soglia economica richiesta per molti giocatori si è progressivamente alzata, arrivando a cifre che fino a poco tempo fa rappresentavano investimenti decisamente più consistenti.

Per quanto riguarda Soulé, l’eventuale trasferimento al Milan resta quindi legato soprattutto alla valutazione della Roma e alla capacità dei rossoneri di creare spazio nel proprio bilancio. I giallorossi, dal canto loro, potrebbero utilizzare l’eventuale incasso per intervenire nuovamente sul mercato e cercare un profilo maggiormente adatto alle esigenze offensive della squadra di Gian Piero Gasperini.

La pista Milan-Soulé, dunque, resta da monitorare, ma al momento il nodo principale sembra essere rappresentato proprio dalla richiesta economica della Roma.

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